La chiave di tutto

La chiave di tutto

Rimini, Grand Hotel, inverno. Il lungomare e la città imbiancati sono uno spettacolo suggestivo da guardare dalla suite dell’ultimo piano del Grand Hotel, dove il vice questore Costanza Confalonieri Bonnet vive da quando l’ha ricevuta in eredità. Ma se il panorama è particolare, altrettanto lo è il caso da risolvere, scoppiatole tra le mani in una brumosa mattina di pochi giorni prima. Sotto una panchina nella rotonda del Grand Hotel, proprio davanti a casa sua, è stato rinvenuto il cadavere di un barbone morto carbonizzato. Vagano, questo il soprannome del senzatetto, era conosciuto da tutti perché, dietro la sporcizia e gli abiti trasandati, si intuiva essere stata una persona con una certa cultura, sebbene nessuno ne conoscesse la vera identità e il suo passato. Di certo aveva un’aria felliniana, non fosse altro per quel soprannome tratto dall’inizio di Amarcord. Unici indizi: una fotografia dentro a un calzino e una misteriosa chiave incastrata nella gola. Poche ore dopo, viene ritrovato un secondo cadavere carbonizzato. Questa volta si tratta di un giovane etiope, ex tossico uscito da San Patrignano anni prima. A completare il quadro e a infittire il mistero, nella sua villetta viene uccisa una giovane spogliarellista. Per la bellissima Costanza Confalonieri e la sua bizzarra squadra mobile (un ispettore latinista, un sovrintendente più comico che poliziotto e l’agente scelto nonché nerd Cecilia Cortellesi) una bella, si fa per dire, gatta da pelare, perché la pista degli omicidi a sfondo razziale non convince nessuno. Bisognerebbe scoprire cosa apre quella chiave ritrovata dentro la bocca di Vigano, che potrebbe portare alla soluzione dei tre casi e che è, appunto, la chiave di tutto…

Gino Vignali, milanese, è noto per il sodalizio con Michele Mozzati, con il quale ha formato il duo Gino & Michele, e con il quale ha fondato l’agenda Smemoranda, partecipando anche alla nascita del cabaret Zelig. Di certo ricorderete poi Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano, il libretto zeppo di battute comiche uscito nel 1991, che all’epoca diventò un cult e aprì la strada a un nuovo genere letterario. Quindi, se il nome vi dice già qualcosa, nuovo invece è il genere scelto per questo esordio letterario in solitaria, pur sempre condito con una punta di irrinunciabile umorismo. Una Rimini insolita, ricoperta da una neve che non accenna a voler abbandonare il litorale, fa da sfondo alla serie di omicidi che ruotano attorno alla misteriosa chiave ritrovata, unico indizio a disposizione. E se il plot è quello classico dei gialli da comodino, sono invece i protagonisti a emergere quale novità nel panorama delle migliaia di commissari e ispettori incaricati di risolvere i più disparati casi. Questa volta abbiamo a che fare con una donna più che bella. Anzi, possiamo affermare che in questo romanzo le donne sono tutte belle, persino le vecchie nonne. Costanza è affascinante, intelligente, sicura di sé, affiancata da colleghi altrettanto affascinanti e singolari, dalle quali forse Fellini avrebbe gradito trarre ispirazione per i suoi personaggi. La storia va via veloce, con tempi ben calcolati, intercalando colpi di scena a panorami suggestivi e pranzi luculliani. Scorre insomma tutto bene. Anche troppo, onestamente. Perché se la storia è fluida e indubbiamente ben inserita nel classico giallo all’italiana, la tanta bellezza, la comicità, la simpatia dei personaggi sono un tantino eccessivi, come se fossero, come già detto, un irrinunciabile marchio di fabbrica dell’autore. A volte, insomma, debordano un po’, magari con qualche battuta, con qualche frase ad effetto, con un gesto plateale che alla fine ci strappa dal libro trascinandoci però fuori dalla storia.



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