La chiocciola sul pendio

Perec è affascinato dalla foresta e si reca spesso alla rupe a poca distanza dal Direttorato per contemplarla ore intere, come fosse un enorme animale sconosciuto e minaccioso che emette un richiamo misterioso e irresistibile. Questa abitudine desta i sospetti di Claudius-Octavius Nativus, del Gruppo di Estirpazione, che sorprende Perec mentre per l’ennesima volta se ne sta seduto sull’orlo del precipizio a gettare sassolini nella foresta attendendosi chissà quale reazione. Lo incalza allora con domande e insinuazioni per capire cosa ha in testa, ma Perec è cauto e accondiscendente, cerca di evitare guai. Semplicemente, vuole visitare la foresta, è qui per questo, eppure il Direttorato non pare avere intenzione di concedergli il permesso di partire, anzi lo si minaccia velatamente di essere rimandato a casa, indietro. La discussione prosegue alla mensa del Direttorato, dove – mentre tutti mangiando scolano bottiglie intere di kefir e brandy – i due devono anche sorbirsi gli sproloqui di Asso, l’autista, che sostiene che nella foresta vivono le rusalki, una sorta di ninfe-fate-amazzoni che possono essere viste nei pressi dei laghi mentre “stanno lì, sdraiate nell’acqua bassa, hai capito? Tutte nude”. Lui non le ha mai viste di persona, a dire il vero, ma diceva di averle viste Kandid, per il quale la foresta non aveva segreti (“L’andava a trovare come un uomo fa con la sua donna, riconosceva tutto al tatto”). Solo che l’uomo non può più confermarlo, perché tempo fa è sparito nella foresta, precipitato con il suo elicottero mentre era in missione per conto del Direttorato. È sicuramente morto, secondo Asso, ma Claudius-Octavius Nativus non è d’accordo, esiste un ordine segreto – sostiene a bassa voce – che obbliga a considerarlo ancora vivo, soltanto “missing in action”. Saputo che Perec desidera con tutto il cuore visitare la foresta, Asso gli propone di andare con lui la mattina seguente: deve trasportare dei rottami di ferro, Perec se vuole può nascondersi sul suo camion. Disgustato, Claudius-Octavius Nativus fantastica sul giorno in cui lui e la sua squadra potranno finalmente radere al suolo la foresta trasformandola “in uno spiazzo di cemento, arido e liscio”…

Dopo la pubblicazione datata 1996 in “Urania” con il titolo Il Direttorato esce finalmente in versione integrale, con una traduzione nuova di zecca e la veste editoriale che merita, questo romanzo che nasce dalla unione di due lunghi racconti pubblicati rispettivamente nel 1966 e nel 1968 sulla rivista “Baikal” ed ha una storia editoriale a dir poco bizzarra. È infatti uscito per la prima volta nel 1971 in Lettonia, poi nel 1972 nella DDR, nel 1980 in Gran Bretagna e Stati Uniti (l’edizione statunitense però è stata presto ritirata dal mercato per volontà degli stessi autori, indignati per essere stati descritti in quarta di copertina come “dissidenti sovietici”) e soltanto nel 1988, cioè vent’anni dopo esser stato scritto e in piena perestrojka, in URSS, per essere poi però revisionato da Arkadij e Boris Strugackij nel 1990 e ripubblicato l’anno successivo. E anche la stesura de La chiocciola sul pendio, come ci svela la interessantissima postfazione del volume Carbonio, firmata da Boris Strugackij, non è stata meno articolata e difficile. L’idea iniziale sulla quale a metà degli anni Sessanta stavano lavorando i due fratelli scrittori era infatti molto diversa: un’isola abitata da scimmie vampire che si nutrono dei pensieri degli uomini. Poi si passò ad un protoplasma senziente che nella Preistoria ha “colonizzato” gli uomini e guida le azioni dei meno intelligenti da millenni senza che il resto dell’umanità lo sospetti. Poi ad un pianeta chiamato Pandora occupato da una impenetrabile giungla e abitato da una razza guerriera (solo io vedo clamorose similitudini con Avatar di James Cameron?) che i terrestri provano invano a colonizzare e sul quale organizzano safari. Infine, prese forma l’idea definitiva, quella di un mondo distopico ferito da guerre e catastrofi in cui la civiltà è un incubo burocratico (il Direttorato, che rappresenta, nella visione degli Strugackij, il presente) e la Natura si è ribellata e sta cercando di rimodellare il pianeta secondo nuovi principi fisici e biologici (la foresta, che simboleggia il futuro). La chiocciola, che ostinata striscia in salita, è appunto l’uomo che si muove verso il futuro, con un movimento “lento, estenuante, un movimento inesorabile verso vette invisibili”. Il romanzo è asimmetrico, surreale, visionario ma modernissimo: una sorta di incrocio tra Kafka e il new weird - fungal fiction di Jeff VanderMeer non facilissimo da leggere ma fascinoso nella sua orginalità.



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