La cicciona

Mentre impazza in Europa la guerra franco-prussiana del 1870, sulle città cadono  una calma profonda, un’attesa spaventosa e silente. I borghesi - ben pasciuti -  aspettano con ansia i vincitori . La vita sembra sospesa , le botteghe chiuse , le strade silenziose. Intanto si muove una carrozza con sei persone che rappresentano la parte della società benestante ,serena e forte, gente onesta e autorevole, religiosa e con dei buoni principi. Vi sono anche due suore, che sgranano le loro corone abbandonandosi alla recitazione dei salmi. Di fronte alle due religiose , un uomo e una donna che attirano gli sguardi. L’uomo, noto, è Carnuter, il democratico, il terrore della gente rispettabile; la donna, una di quelle dette “galanti”, è celebre invece per la sua procace pinguedine che le ha  procurato il soprannome di “cicciona”. Di esorbitante bellezza nonostante il sovrappeso, è dotata di qualità straordinarie. Appena  riconosciuta ,viene subito additata come “prostituta e pubblica vergogna”: le voci sono talmente alte che lei alza la testa e … silenzio intorno. Solo Loiseau la fissa con aria maliziosa. Naturalmente, discutono  della guerra. Si citano le orribili azioni dei Prussiani, l’ardimento dei Francesi, loro in fuga rendono omaggio all’audacia di chi resta  a combatte. Poi il colpo di scena: un ufficiale prussiano chiede alla cicciona di soddisfare le sue voglie: lei è restia, ma, incitata dai presenti, si dà…
Guy de Maupassant, profondamente influenzato da Émile Zola e Gustave Flaubert, nonché dalla filosofia di Arthur Schopenhauer, presenta nelle sue opere, e anche ne La cicciona, tutta la sua satira ora feroce ora bonaria alla piccola borghesia, osservata con senso di superiorità. La stupidità, la cupidigia, la crudeltà sono dati onnipresenti, trasversali ad ogni ceto sociale; l’amore fisico, a volte bestiale, è l’unica consolazione al male di vivere. L’unico Atto degno della A maiuscola è quello sessuale, che è una sorta di soggettiva rivendicazione rispetto a quello che il conformismo ipocrita ci impone. Le sue novelle si contraddistinguono per lo stile breve e sintetico e per l’ingegnosità con cui i singoli temi sono trattati. La cicciona è un romanzo breve di circa 100 pagine in cui i personaggi vengono ritratti con realismo anticonvenzionale, perché l’autore  si discosta dal fenomeno del Naturalismo, a cui precedentemente si era accostato; considerato da Zola un  racconto pressoché perfetto e da Flaubert “un capolavoro destinato a durare”, l’opera è giunta fino a noi riscontrando un meritatissimo successo di pubblico. La fotografia vivida di una società di benpensanti che si arrocca alla sue poche ma ben radicate insulse certezze in un momento di estrema crisi per l’Europa, attraversata da sanguinose e irriducibili guerre che minano gli equilibri di un continente che ha non uno, ma due piedi nella fossa.

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