La città degli animali

La città degli animali

Ci accorgiamo dell’esistenza degli animali nelle nostre città quando i quotidiani riportano notizie di avvistamenti inaspettati. I cinghiali lungo le strade periferiche delle metropoli italiane. Un imponente cervo maschio che vaga per una fabbrica dismessa a Monza. Le oltre diecimila volpi dei parchi londinesi che ormai sono oggetto di pacifici “fox watching” o di discutibili e stupidi tentativi urbani di caccia alla volpe. Fino ad arrivare agli esempi più estremi: i branchi di orsi polari che attraversano famelici la cittadina canadese di Churchill o l’orsa Daniza, definita “problematica” da sedicenti esperti che non sono riusciti a comprendere l’istinto di protezione di una madre verso i suoi cuccioli ma a giustificare la sua uccisione. Animali che si fanno strada nel territorio occupato dall’uomo verso quel corridoio naturale che Gilles Clément chiamava “terzo paesaggio”. Animali che spesso sono prigionieri del nostro voyeurismo all’interno di giardini zoologici che hanno modificato il loro nome in bioparco per la necessità degli uomini di autoassolvere il proprio bisogno di ingabbiare specie a volte troppo esotiche. Luoghi di intrattenimento che cambiano le abitudini fisiologiche per non scioccare il passante di turno, eliminando ad esempio il mimetismo olfattivo, naturale per alcuni animali, deprecabile per i delicati occhi umani. La cattività rende gli ospiti del bioparco innaturalmente tristi, senza spazi adeguati. Proprio come l’orso Arturo dello zoo di Mendoza ucciso da un’agonia lunga trentuno anni sotto il caldo torrido argentino, un clima che certamente non gli apparteneva…

Gli esemplari di altre specie animali che giornalmente attraversano il nostro cammino sono tanti e spesso oggetto di pigra noncuranza. Il geco che si nasconde dietro l’armadio sul balcone, le nutrie che popolano i corsi d’acqua, il gabbiano che attacca la colomba di passaggio (anche quella liberata durante una sacra celebrazione dal Papa), i piccioni immortalati da migliaia di turisti a Piazza San Marco. Danilo Mainardi, etologo di fama mondiale purtroppo recentemente scomparso, ce li racconta tutti senza giudicarli e, soprattutto, tentando di non giudicarci. L’animale si riappropria di ciò che gli è stato tolto. Il linguaggio utilizzato non è mai didattico o eccessivamente accademico. Il testo ha una fruizione facile e una scorrevolezza molto piacevole. La parte dedicata ai cittadini domestici, ad esempio, racconta di cani e gatti con la stessa familiare amabilità di un racconto verista. Membri di diritto delle famiglie a cui fanno riferimento, cani e gatti spesso si ritrovano ad essere umanizzati dai loro padroni, che sembrano confondere i desideri dell’animale con i propri. Ed ecco che nascono corsi di pet therapy, agility dog, palestre in cui curare l’obesità canina o terapisti per disturbi della personalità. La smania di perfezione colpisce anche gli inermi animali domestici che si ritrovano coperti da indumenti all’ultima moda che spesso li ridicolizzano agli occhi dei passanti. A volte basterebbe ricordare la loro natura bestiale e semplicemente goderne. Come diceva James M. Malloy, “I cani ci insegnano ad amare, i gatti ci insegnano a vivere”.



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