La città nella storia

Quando e perché all'alba della storia nasce il concetto di città? Come si risolve l'eterno dilemma umano tra movimento e stanziamento? Cosa ha a che fare la città con “luoghi” animali come il branco, la tana, il nido, l'alveare? Come furono costruite le prime città, e per soddisfare quali esigenze? È ragionevole supporre che fu il rispetto per i defunti - “che esprimeva il fascino del primitivo per le grandiose immagini suscitate dalla sue fantasticherie diurne e dai suoi sogni di dormiente” - a spingere l'uomo primitivo a  costruire tumuli funerari e antichi santuari attorno ai quali si coagularono le prime comunità non solo relazionali ma anche culturali: “(...) ancor prima di diventare un centro di residenza permanente, la città incomincia a esistere come luogo di riunione dove gli uomini confluiscono periodicamente”. Ma nel Paleolitico il sostentamento arrivava solo da caccia e raccolta di frutti e bacche, quindi il movimento era ancora un fattore essenziale, mancava la “base” per la stanzialità. Solo dopo 15.000 anni di vita alla giornata e nomadismo la situazione iniziò a cambiare...
Pubblicato nel 1961 negli Stati Uniti, il monumentale (800 pagine stampate fitte fitte) libro di Lewis Mumford, urbanista e sociologo nonché appassionato di Politica (di area democratica ma sempre oltre gli schemi), giunse in Italia già nel 1963 per le Edizioni di Comunità di Olivetti, un anno dopo essersi aggiudicato il prestigioso National Book Award. Ormai da anni esauritissimo, viene ora ristampato da Castelvecchi in un bel volume ricco di illustrazioni in bianco e nero. La lunga avventura dell'urbanizzazione del territorio “si apre con una città che era, simbolicamente, un mondo, e si conclude con un mondo che è diventato, per molti aspetti pratici, una città” (e tutto questo Mumford lo afferma più di mezzo secolo fa, ben prima della globalizzazione e dell'avvento di internet: figuriamoci cosa avrebbe scritto oggi). Equidistante da architettura, storia, sociologia e filosofia, senza le ruvidezze dei testi tecnici ma anzi con un afflato che possiamo definire letterario (chiaramente incoraggiato dalla traduzione di Ettore Capriolo), La città nella storia è un appassionante saggio divulgativo che capitolo dopo capitolo si trasforma nel manifesto di un umanesimo ecologista che – pur rimanendo dolorosamente attuale a livello ideale – è stato travolto nei fatti dalla megalopolizzazione del pianeta.

 

 

 
 
 
 
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