La città nuova

La città nuova
Maryland, 1973. La guerra del Vietnam è al suo sanguinoso epilogo, lo scandalo Watergate sta mese dopo mese distruggendo la carriera del Presidente Usa Richard M. Nixon, le tensioni razziali tra WASP ed afroamericani sono fortissime. L'avvocato bianco Austin Swope e l'imprenditore edile nero Earl Wooten hanno da poco creato Newton, un'utopia di integrazione, civiltà e pulizia, una piccola cittadina 'perfetta' nella quale un numero controllato di famiglie middleclass possa rifugiarsi, lontano da violenze e scontri. Ma non è possibile tenere a lungo fuori dagli immacolati steccati bianchi di Newton le contraddizioni e le fratture di una società in ebollizione, e il crollo dell'utopia di Swope e Wooten travolge inesorabilmente la loro amicizia e le loro famiglie...
Il giornalista Stephen Amidon ha vissuto per 15 anni a Londra per lavoro, e i suoi precedenti romanzi profumavano di Inghilterra, vivevano di un aplomb, di un'atmosfera assolutamente british. Ma ora Amidon è tornato a casa negli Usa, ed ha evidentemente sentito il bisogno di rituffarsi nella storia e nella cultura del suo Paese d'origine. Col pretesto di questo raffinato apologo sull'utopia infatti l'autore racconta un momento americano di grande importanza, il calderone ribollente che sembrava dovesse portare ad un deciso spostamento degli Usa a sinistra e invece preparava l'avvento del reaganismo. Un romanzo maturo, profondo, impreziosito da un talento per la scrittura davvero non comune.

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