La coda del diavolo

La coda del diavolo

“Mi chiamo Sante Moras, ho 30 anni. Sono nella polizia penitenziaria da 5. Agente scelto. Abito qui in base alla norma sugli alloggi assegnati in concessione onerosa a domanda del personale. Vivo lassù, nella vecchia torre aragonese. I bagni sono qui sotto. Nel tempo libero vado a correre lungo la costa o nei boschi. Non saprei che altro dire”. Così si presenta l’agente Moras ad una giornalista che deve fare un servizio sugli edifici della ex colonia agricola penale ormai abbandonata, se non fosse per lui. In realtà Fabiana Lai ha altro in mente, qualcosa che ha a che fare con il mostro recentemente arrestato in flagranza. Uno che ha ucciso una ragazzina sparandole a bruciapelo praticamente davanti a una pattuglia di carabinieri. Uno che quella ragazzina la teneva in gabbia. Non è la sola visita che Moras riceve quel giorno: prima ancora che si capisca cosa è accaduto, mentre il mostro è ancora in una cella d’isolamento, non ancora sentito dal magistrato, nelle poche ore di riposo dell’agente, nell’isolamento di casa sua si presenta un avvocato con una proposta tanto allettante quanto all’apparenza delirante. Eppure quell’uomo mai visto, che sostiene di essere il legale dell’accusa, sa un mucchio di cose sulla vita di Sante, cose che dovrebbero stare solo nella memoria, fatti lontani nel tempo che potrebbero fare di un supposto alleato un nemico micidiale…

Maurizio Maggi si occupa di ricerca in ambito socioeconomico, ha scoperto il fascino del narrare collaborando con dei musei e incontrando svariate popolazioni e comunità di ogni parte del mondo, impegnate a raccontare la loro storia. Nel 2014, con il romanzo L’enigma dei ghiacci, è stato finalista al Premio Calvino. Questo secondo romanzo inizia come un giallo assolutamente avvincente per poi pian piano trasformarsi in qualcos’altro. Cosa di preciso non saprei dirlo, senza dare un’impressione sbagliata. Alla fine della storia mi è rimasta la sensazione di avere letto un romanzo sulla solitudine del protagonista e che tutto quello che accade sia di contorno. Il segreto che Moras si porta dietro, col quale il sedicente avvocato Derosas lo circuisce, lo ha portato forse ad arruolarsi nella Legione straniera, e poi a vivere il suo lavoro come se in carcere fosse lui quello dietro le sbarre. Non ha una donna né una famiglia da rimpiangere. Affascinante, se non fosse che purtroppo ad ogni pagina si affacciano nuovi personaggi, nuovi fatti che complicano la storia in modo esponenziale: il che potrebbe essere un’ottima cosa in un giallo, se alla fine ogni filo trovasse la sua collocazione nella trama, cosa che ahimé non accade. La conclusione c’è, ma la sensazione è che il quadro finale non sia completo. Il plot non regge come dovrebbe, ma come dicevo la lettura non è affatto spiacevole, anche per l’ambientazione che acuisce la sensazione di solitudine di cui parlavo. Non un bel giallo, ma un buon romanzo.



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