La cognizione del dolore

La cognizione del dolore

28 agosto 1834. A Lukones, piccolo villaggio del Maradagal, uno stato che è appena uscito dal conflitto con il vicino Parapagal, il dottor Felipe Higueróa viene avvisato dal peone José che don Gonzalo Pirobuttirro d'Eltino lo attende nella sua villa per una visita. Gonzalo è un ingegnere nevrotico che ha perso il fratello in guerra, conduce una vita appartata insieme alla madre e ama la letteratura, alla quale vorrebbe dedicare sicuramente più tempo. Non gode di ottima fama tra i cittadini di Lukones, i quali lo ritengono iracondo, misantropo e crudele, nonché avido e vorace. Quando il dottor Higueróa giunge alla villa, dopo aver ascoltato lo sfogo della domestica Battistina, spaventata a morte dagli eccessi d’ira del padrone di casa, trova Gonzalo in vena di lamentazioni. Egli è infatti preoccupato per l’eccessiva generosità della madre e teme per la sua incolumità, visto che è spesso fuori per lavoro. Una soluzione ci sarebbe: Gonzalo potrebbe abbonarsi al “Nistitúo provincial de vigilancia para la noche”, un gruppo che offre vigilanza notturna alle ville dei ricchi del paese. Ma l’ingegnere proprio non vuole saperne di affidare la propria sicurezza, quella della madre e della villa a degli sconosciuti che, tra l’altro, non sopporta. Ma il pericolo è sempre in agguato, soprattutto in un paese violento come Lukones, e una notte la madre di Gonzalo viene trovata moribonda nella sua camera, vittima di una violenta aggressione…

Carlo Emilio Gadda iniziò a stendere i primi abbozzi de La cognizione del dolore nel 1936, subito dopo la morte della madre, Adele Lehr, con la quale viveva un rapporto profondamente conflittuale. Tra il 1938 e il 1941 il romanzo venne pubblicato sulla rivista di Alessandro Bonsanti “Letteratura” , e solo nel 1963, con la prefazione di Gianfranco Contini, venne dato alle stampe, seppur incompiuto, con un’ulteriore edizione accresciuta nel 1970. Ritroviamo ne La cognizione del dolore un tessuto intriso di materia biografica: il dileggio del padre, il rapporto conflittuale con la madre, la morte del fratello, gli studi d’ingegneria, la passione per la letteratura, l’amore-odio per la villa familiare. Tutti elementi che accomunano Gadda e l’hidalgo Gonzalo Pirobuttirro d'Eltino, figura a metà strada tra il comico e il tragico, soprattutto quando vivrà i suoi personalissimi sensi di colpa per la morte della madre. Attraverso la visione allegorica, inoltre, Gadda analizza la situazione socio-politico dell’Italia del dopoguerra e dell’avvento del fascismo: l’Italia è il Maradagal, paese di un fantasioso Sudamerica, che vive una situazione di caos e violenza; il “Nistitúo provincial de vigilancia para la noche” rappresenta le camicie nere fasciste e la loro famigerata violenza (ma anche stupidità); Lukones altro non è che la Brianza. Rappresentazioni che Gadda usa per costruire la sua immagine di una patria ormai ridotta a contenitore di un manipolo di piccoli-borghesi, automi governati dai fili della retorica. Attraverso La cognizione del dolore Gadda urla la sua sofferenza, la analizza, la seziona, giocando con il linguaggio, mortificando il rapporto tra significante e significato, facendo uso di un codice personalissimo che alterna registri bassi e popolari a momenti di puro lirismo, arcaismi, neologismi, come la pera butirro, il frutto coltivato in Maradagal. E, nonostante sia rimasto incompiuto,  La cognizione del dolore ci mostra un Gadda maturo, un autore che ribalta le coordinate nel costruire la propria apologia; uno scrittore che diventerà una delle voci più autorevoli e rappresentative di un secolo complicato e controverso come il Novecento.



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