La collina del vento

La collina del vento
Dopo essere stato per lunghi anni il maestro elementare più benvoluto nel paese natio di Spillace, Michelangelo Arcuri ha deciso di ritirarsi a trascorrere la propria vecchiaia sul pendio collinare del Rossarco. Un terreno duro e petroso, aspro e selvaggio, che si erge a pochi chilometri dalla costa jonica come la sagoma di un’imbarcazione capovolta, e che il nonno Alberto aveva acquistato con i ricavi del lavoro in miniera per lasciarla in eredità al padre Arturo. Un ambiente a cui la famiglia Arcuri ha votato da sempre la propria esistenza, mantenendone la proprietà e continuando a coltivarla quando buona parte della popolazione locale aveva preso a emigrare in America e, soprattutto, quando il potente latifondista Don Lico prima e la speculazione edilizia di matrice mafiosa poi, avevano messo in atto ogni forma di intimidazione pur di strappare loro la terra. Ultimo custode di una tradizione ormai secolare, l’anziano uomo chiama a sé il figlio Rino dal lontano Trentino per tramandargli i risvolti di antiche verità taciute e i misteri legati alla supposta esistenza nelle viscere del suolo dei resti archeologici di Krimisa, mitica colonia della Magna Grecia…
Chi scrive una storia, magari dandole forma di romanzo, può essere sollecitato da diverse motivazioni: puro piacere di raccontare, desiderio di dare voce a esperienze del proprio vissuto, voglia di ricostruire affreschi di un passato ritenuto importante. All’origine di questo nuovo libro di Carmine Abate - neo vincitore del Premio Campiello 2012 - vi è un po’ di tutto questo. La collina del vento è una mutevole staffetta piena di immagini di vita, appartenenti a una saga famigliare che copre il periodo che va dai primi anni del secolo scorso fino ai nostri giorni, con la presenza selvaggia ed enigmatica della collina del Rossarco a fare da sfondo. Un ambiente agreste e arcaico, in cui le forme naturali del territorio disegnano i contorni di uno spazio ancestrale, dove misteri antichi e riti senza tempo convivono con gli avvenimenti storici e gli affetti del vissuto domestico. Una lunga affabulazione che da modo allo scrittore calabrese di mostrare tutta la sua capacità descrittiva e creativa, mescolando esperienze personali e storia locale e dando vita a una struttura romanzesca perfettamente compiuta, anche se nel senso più convenzionale del termine. E tutto ci viene raccontato da un narratore – Rino l’ultimo discendente della famiglia Arcuri – con uno stile capace di raccontare personaggi e vicende che rubano la scena a quelli della grande storia. 

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