La colpa

La colpa

Nella casa di campagna dove vive con il nonno, Greta pigia su un foglio bianco le matite colorate fino a sbriciolarne le punte. Ha 10 anni, una giumenta di nome Perla come amica, e quando sa di essere sola in casa fruga tra le foto di famiglia per imparare a memoria il volto della madre, morta dandola alla luce. Fuori da un bar le note di Tommy Gun dei Clash si disperdono nell’aria dopo che Martino ha sferrato un pugno all’auto di un amico. Martino è rabbia e furia cieca, prigioniero di un episodio oscuro e impossibile da condividere, che lo ha costretto a diventare adulto troppo in fretta. Nello stesso momento, dopo una fuga a perdifiato tra i campi, il suo migliore amico Estefan si ritrova a fissare un graffito fatto con lo spray sul cemento, e a ritornare con la mente all’anno in cui i genitori hanno smesso di amarlo. Greta, Martino ed Estefan sono cuccioli d’uomo disorientati, arrabbiati, traditi e lasciati soli dagli stessi adulti che avrebbero dovuto proteggerli. E se la vita e gli adulti non sono in grado di comprendere e perdonare, starà ai giovani rimettere insieme i pezzi, ricucire le ferite e lenire quel senso di colpa che schiaccia come un macigno…

Dopo Il divoratore Lorenza Ghinelli torna a parlare di infanzie sfregiate e dinamiche famigliari pericolanti. Forte di un background in pedagogia e formazione, nonché di una spiccata sensibilità nel trattare temi quali abusi, abbandono e lutto, l’autrice trascina il lettore alla ricerca del senso ultimo che si nasconde dietro al dolore. A colpire ne La colpa, come nel caso del romanzo d’esordio, è innanzi tutto lo stile narrativo. La sintassi spezzata, la scelta di parole forti e spesso ricercate e l’uso insistente del colore fanno di questo libro un’opera a metà tra un quadro espressionista e un film di Tarantino. Il linguaggio crea visioni terrificanti, dipana i personaggi dall’interno descrivendone i ricordi più bui in un susseguirsi di allucinazioni visive e uditive. Altro elemento positivo sono il personaggio di Estefan e la sua disperata volontà di redimersi. Il complesso groviglio di emozioni che lo anima è credibile e pulsante, una continua lotta tra il bisogno d’amore e la paura di non essere compreso. Al contrario delle vicende di Greta e Martino ̶ affrontate solo in parte ̶ la metamorfosi che Estefan compie all’interno del romanzo è completa, una parabola perfetta che parte dalla colpa per arrivare all’assoluzione. A far da sfondo a questa fiaba nera c’è una Rimini molto diversa dalla città onirica di Fellini o dalla capitale del divertimento estivo che siamo abituati a conoscere. Rimini è una matrigna che non nutre e non accoglie, ma che osserva le disgrazie dei suoi abitanti dall’alto di quartieri popolari, campagne selvagge, e locali notturni. Nonostante la complessità dei temi trattati e l’evidente evoluzione rispetto a Il divoratore, rimane comunque la sensazione che La colpa non si possa ancora definire un romanzo maturo né appartenente ad un preciso genere narrativo. Personaggi o situazioni che meritano maggiore attenzione, sviluppi narrativi deboli, metafore a volte forzate, e l’opprimente sensazione di angoscia che permea l’intero romanzo ne fanno un libro faticoso da digerire, emozionante ma non eccellente.



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