La compagna P38

La compagna P38

Marzo 1978, Roma. Al Serpentone di Corviale sembra di vivere in diretta lo scoppio di una rivoluzione. Centinaia di famiglie di immigrati dal sud Italia hanno occupato da qualche settimana gli appartamenti sfitti fregandosene delle liste IACP, con l'appoggio del Comitato per la lotta per la casa e di alcuni collettivi di studenti universitari, e ora 250 poliziotti in assetto da guerra stanno per assalire l'immenso casermone per farli sloggiare. Oggi si vota la fiducia al Governo Andreotti e il prefetto di Roma ha ordinato lo sgombero per mostrare i muscoli. Al fianco degli occupanti a resistere – invano – ai celerini tra manganelli e lacrimogeni anche Ermes, suo fratello Breda, Morvo e Macello, quattro giovanissimi pischelli della borgata romana Primavalle, tutti di estrema sinistra e ammiratori di chi politica la fa sul territorio senza tirarsi indietro di fronte allo scontro armato e non nella polverose aule del Parlamento. Lo sgombero finisce, ma la sensazione di trovarsi di fronte a una rivoluzione imminente aumenta anziché diminuire, perché arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia del rapimento di Aldo Moro e del massacro della sua scorta: BR-Stato 5-0. I quattro ragazzi attraversano tutta Roma nord-ovest in motorino per recarsi in via Fani, là l'emozione è palpabile, e l'insurrezione pare davvero a portata di mano. Passano un paio di mesi, e durante una manifestazione in centro Ermes, Breda, Macello e Morvo si trovano in mezzo a nuovi scontri con la polizia: rifugiatosi in una armeria saccheggiata dai manifestanti, Ermes trova una pistola P38 e se la porta a casa. E' un evento che gli fa affrettare la sua decisione di fare un salto di qualità nella sua attività politica e di entrare nelle Brigate Rosse, lui e i suoi amici...
Come si è passati da un 1978 nel quale la rivoluzione armata sembrava a portata di mano a un 1982 che ha sancito – a colpi di riflusso e disimpegno - il trionfo del modello capitalistico anche in quell'Italia 'anomala' che aveva il più forte partito comunista d'Europa e una simpatia diffusa per le gesta dei terroristi di sinistra? Prova se non a spiegarcelo a raccontarcelo Dario Morgante, che fa vivere quei fatidici quattro anni a un gruppo di amici, ragazzi di periferia idealisti e violenti che non esitano a mettere in gioco le loro stesse vite per rovesciare un sistema opprimente e poliziesco. E lo fa con un noir serrato, deliziosamente borgataro, un romanzo di formazione in salsa bombarola che non rinuncia anche a parecchi riferimenti nostalgici sulla cultura popolare dei '70 (citazioni musicali, programmi televisivi, vestiario). Come già successo in Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, impossibile non parteggiare per i protagonisti - che in teoria dovrebbero essere in realtà i 'cattivi' - anche se non mancano qua e là i frammenti di un'analisi lucida sui limiti strutturali e politici del progetto brigatistico.

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