La compagnia dei teatranti

La compagnia dei teatranti
Un gruppo di detenuti evade in modo rocambolesco da un carcere e porta scompiglio in un piccolo paese assetato di visibilità e cultura. Clemens, professore universitario  “incastrato” dalla attrazione per le sue allieve, e il suo amico Hannes, un piccolo truffatore, si trovano in una angusta cella nell'istituto di pena di Isenbuttel nei pressi di Amburgo. La monottonia e la voglia di libertà macerano giornalmente soprattutto lo smaliziato Hannes che coltiva incessantemente sogni di evasione. L'occasione di abbandonare la grigia divisa da detenuti si affaccia provvidenzialmente per i due quando in carcere viene invitata ad esibirsi, caldeggiata dal direttore Tauber, una compagnia teatrale. Durante la rappresentazione del curioso spettacolo, intitolato Il labirinto, alcuni prigionieri sotto la guida di Hannes, riescono a sgattaiolare fuori dalla sala e a raggiungere l'autobus che porta la scritta Teatro Nazionale. La libertà è così finalmente riconquistata anche per lo scettico professor Clemens! La raffazzonata armata di carcerati approda in uno sperduto paesino, Grunau, dove la popolazione finisce per scambiare questi uomini un po' strani per un vero manipolo di consumati teatranti. Il sindaco in particolar modo è felice di accogliere gli stranieri portatori di cultura e sapere e così, su spinta dell'intraprendente Hannes, il primo cittadino, in vena di un sicuro riscatto intellettuale, decide di organizzare una serie di conferenze ed eventi. Ma la visibilità sui giornali locali della prima conferenza sullo Sturm und drang, affidata proprio al professore, richiama tra gli altri anche il direttore dell'istituto di pena. Intanto tra i detenuti regna l'anarchia: chi reitera i crimini, chi fugge e chi come il professore trova la tenerezza di una donna, la vedova Hedwig, proprietaria dell'unico bar del paese. Hannes ormai pensa di lasciare il  paese, diventato troppo “pericoloso”, e raggiungere mete più accoglienti, ma la popolarità del finto gruppo di teatranti è ormai incontrollabile, ma nel momento clou di una cerimonia di premiazione i detenuti vengono catturati e riportati in prigione. Tra le mura del carcere Hannes e il professore, consolati dall'albero di scena di Apsettando Godot, rinunceranno ai sogni di libertà per coltivare la loro amicizia...       
Un divertissement letterario che conquista il lettore per la sua sottile vena ironica e per una atmosfera surreale sospesa tra la farsa e il conte philosophique. Siegfried Lenz, classe 1926, è uno dei più interessanti scrittori tedeschi contemporanei - con Heinrich Böll e Günter Grass ha animato il Gruppo 47 -  celebra con questo racconto la ‘libertà’ come luogo dell'anima: di fatto è impossibile rinchiudere in una cella la fantasia e l'evasione, in questo senso non è certo un crimine ma un riscatto doveroso. Gli ex detenuti che si aggirano per il paese conquistano il lettore con la loro simpatia e la loro svagata semplicità, ma ben lontani dall'essere caricature, finiscono col farlo riflettere sulle tante ‘prigionie’ intellettuali. La prosa incalzante e punteggiata di deliziosi colpi di scena e invenzioni indovinate (come l'arresto plateale durante la consegna dei prestigiosi premi Garofani d'Oro oppure l'albero di Aspettando Godot che i veri teatranti donano ad Hannes) contribuisce a rendere questo breve romanzo un gioiellino raffinato e delizioso. Proprio come Estragone e Vladimiro, i due antieroi Hannes e il professore scelgono l'attesa piuttosto che l'azione, una opzione che solo in apparenza coincide con l'immobilismo ma che in realtà sembrerebbe essere, invece, la soluzione più dinamica per comprendere gli altri e il mondo.

 

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