La compagnia delle illusioni

La compagnia delle illusioni

Napoli. Antonio Morra ha 48 anni, vive con la madre e con la sorella. Ha alle spalle una carriera teatrale non certo di successo: l’unico ruolo importante ricoperto è stato quello di “Raffaele il portiere” in uno sceneggiato famoso, tanto che ancora qualcuno, riconoscendolo, lo ferma per strada. Adesso lavora in una piccola compagnia teatrale di dentisti. Ha un dolore grande, Antonio, che si chiama Lea. Era la sua fidanzata, morta con in grembo la loro bambina. Antonio è amareggiato, triste, deluso. Una vita, la sua, senza nulla di eccezionale. Poi arriverà la signora bizzarra che si farà chiamare zia Maggie che lo travolgerà in una nuova impresa. La zia Maggie, infatti, gli offrirà un nuovo lavoro: entrare a far parte di una compagnia teatrale molto particolare e, soprattutto, segreta. La segretezza è un obbligo. Chiaramente, il nostro Antonio, per farne parte dovrà scegliersi un nome d’arte. E lui lo trova il nome perfetto per lui o’Mollusco perché, spiegherà, “avevo una personalità umida e vischiosa: la personalità pelosa di una cozza”…

Secondo romanzo per l’autore casertano tutto incentrato sul tema del teatro, della finzione e, come da titolo, delle illusioni. Terreno, quello del teatro, ben noto a Ianniello visto che lo stesso è anche attore oltre che regista e traduttore. Tante sono le sfumature di questo romanzo che, nell’immediato, colpisce per la sua originalità. Si passa dalla malinconia al dolore di un lutto che pare aver per sempre segnato la vita del protagonista, per giungere infine al grottesco e al comico. Ma la vita di Morra è, fondamentalmente, triste. Pare senza obiettivi: lui ha già perso tutto. Eppure, si sa, la vita fa un po’ come vuole e all’improvviso gli regala una svolta sotto le sembianze della zia Maggie. In qualche modo entrare a far parte della bizzarra compagnia delle illusioni salverà il nostro protagonista o, comunque, gli fornirà una nuova visione delle cose. Non si tratta di recitare in senso canonico, no, quella compagnia ha qualcosa in più perché modifica la realtà e, in ciò sta la sua forza, non nell’imitarla “Noi sono siamo falsi, noi facciamo finta fino alle estreme conseguenze. E la conseguenza estrema della finzione è la verità. Noi dobbiamo cambiare il corso della realtà, altrimenti non serviamo a niente” dirà la zia Maggie. Perché, alle fine, l’illusione prevarrà sulla realtà e tutto apparirà sotto una prospettiva diversa, in quanto “Le persone non vedono ciò che è vero, ma rendono vero quello che desiderano.” Pagine gradevoli che scorrono tra un pensiero profondo e una sana risata resa più gustosa dall’uso del dialetto napoletano.



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