La congiura

La congiura

Corre l’anno 818 ab Urbe Condita, è il 20 aprile del 65 d.C. e Marco Anneo Mela, esausto dopo aver cavalcato per tutta la notte, galoppa nei boschi fra Anzio e Roma. È stanco, ha i muscoli indolenziti, ma non può fermarsi per nessuna ragione. Negli occhi ancora l’immagine di un uomo riverso sulla strada polverosa, con lo scudo e la lancia spezzati, la stessa fine che sarebbe potuta toccare a lui. È quasi l’alba e le parole lette in quell’epistola continuano a rimbalzargli nella mente, quando ad un tratto due centurioni lo sorprendono per cercare di arrestare la sua fuga. Ma con le ultime forze sia lui che il suo cavallo riescono a nascondersi nel bosco di querce, saltare il corso d’acqua che lo costeggia, e dileguarsi. Dopo otto miglia Marco Anneo Mela riesce a raggiungere l’ingresso della dimora di suo fratello, ma invece di svegliare la servitù e farsi accogliere, decide di sdraiarsi sul proprio mantello ed attendere sulla soglia la nascita del giorno. Il fratello, rientrato la sera precedente, lavora alacremente ai suoi scritti nonostante la salute precaria, in attesa dei suoi discepoli. Saranno proprio loro i primi testimoni del racconto di Marco Anneo, che ripulitosi dal fango e dalle lacrime, narrerà la storia di Epicari, una donna coraggiosa implicata nella congiura contro l’imperatore Nerone…

Primo romanzo per Federica Introna, vincitrice del concorso “Il mio esordio”, che mette a frutto la laurea in lettere e il dottorato di ricerca in filologia greca e latina, lei che in passato ha pubblicato alcuni saggi come quello dedicato a La retorica nell’antica Roma. Una passione per la storia e in particolare per quella antica che trasmette non solo ai suoi studenti dei licei ma anche ai lettori e a tutti coloro che coinvolge negli eventi e concorsi che organizza per sensibilizzare alla lettura. Quella che Introna riporta all’attenzione di un pubblico è una storia che riabilita la memoria di una donna che mette in gioco tutto in nome della libertà. La storia, da sempre raccontata dagli uomini per gli uomini, tende a seppellire la memoria di donne, come la matematica, filosofa e astronoma greca Ipazia tanto per citarne una, che hanno avuto invece un ruolo e hanno dimostrato coraggio, caparbietà, lealtà ai propri principi e ideali. Aristofane stesso, in Lisistrata, riporta le parole della sua protagonista, che fanno capolino dalla prima pagina del romanzo: “Io sono certo una donna, ma ho senno e non penso in modo comune, ho ascoltato molti discorsi dal padre e dagli anziani e non sono perciò meno istruita”.



 

 

 
 
 
 

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