La coppa di Apollo

La coppa di Apollo
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È il 25 dicembre 1951, la nave salpa e un lungo, noioso viaggio conduce Mishima in America. Ad accoglierlo la vivacità e i colori delle Hawaii, il disincanto della disarmonica San Francisco, la frenetica New York. Le tappe successive di questo confronto con l’Occidente toccano l’immensità del Brasile, i marciapiedi a mosaico di Rio de Janeiro, le case di San Paolo, nelle quali “(…) talvolta la finestra è come un palcoscenico”. E poi l’Europa, la delusione nello scoprire Parigi grigia e statica, fino a Roma e Atene, città simbolo dell’arte classica. “Anche oggi mi chiedo se mi accadrà mai più nella vita di sperimentare uno stato di estasi così continua come in queste due settimane in Grecia e a Roma”. In seguito si presenta l’occasione di tornare a New York, città dispendiosa che disprezza la povertà. Doversi trattenere più a lungo del previsto in attesa che venga tradotta e messa in scena una sua commedia, spinge Mishima a fare i salti mortali per sopravvivere “Odiavo essere privato di qualcosa che aspettavo”...

La coppa di Apollo raccoglie tre reportage di viaggio. La prima opera, che dà il titolo alla raccolta e fu commissionata dal quotidiano nipponico “Asahi Shinbun”, descrive un incarico desiderato ardentemente e per cui Mishima faticò a ottenere i documenti d’espatrio. La seconda Favole di viaggio raccoglie le esperienze tra il ’57 e il ’58 e la terza Note di viaggio presenta appunti e riflessioni elaborati tra il ’52 e il ’58 (interessante notare come nel tempo lo stile, il rapportarsi col mondo e i confronti con la cultura giapponese si evolvano). I concetti di tradizione, bellezza, persino i modi di mostrare e intendere gioia o tristezza, esaltazione e morte, creano uno spartiacque tra l’Occidente e il Giappone. A fronte di queste differenze culturali e sociali, spesso difficili da spiegare a coloro che incontra lungo il cammino, persiste in Mishima quell’emozione del viaggio che “non si prova soltanto durante il viaggio, ma anche dopo, quando è finito”.



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