La corrispondenza

La corrispondenza

Non lo sapeva, Amy, che quella sarebbe stata l’ultima volta. Nella solita stanza d’albergo, in quel ritaglio fuori dalla realtà in cui loro due potevano essere loro stessi, e amarsi. Loro sono di “quelli che comprimono l’amore nel letto di un hotel o nella fretta clandestina di un messaggio sul cellulare”. Lui, Ed Phoerum, è un maturo e famoso professore di astrofisica, è sposato e ha due figli; lei, Amy Ryan, è una sua studentessa fuori corso e per mantenersi fa la stuntwoman, un lavoro che ad ogni scena le permette di morire cercando la nemesi per una colpa che non scompare mai, forse perché lei non muore mai davvero. Per questo lui la chiama kamikaze: lei invece lo chiama stregone, perché sembra sempre leggerle nella mente e nel cuore, fino a completare i suoi pensieri anche quando sono fisicamente lontani. Così Amy non si stupisce troppo quando, dopo quell’ultima volta in hotel, lui continua a raggiungerla per mail, con sms, piccoli doni, su skype o dvd. Niente di troppo diverso, insomma, da quella che è la loro realtà quotidiana al di fuori di quei brevi incontri sempre troppo brevi. La distanza è la cifra del loro amore, ma cosa può importare a chi è abituato agli spazi siderali? Un convegno ha portato Ed lontano, passerà tempo prima che possano rubare altri momenti preziosi e rari. Però, proprio durante un altro convegno, Amy viene a sapere qualcosa che suona assurdo e crudele come uno scherzo di pessimo gusto. Ma se quella è la verità, che tipo di illusione sono invece i contatti, i messaggi che lei continua a ricevere da Ed? Cosa sta succedendo?

Usciti insieme nel gennaio 2016, il romanzo di Giuseppe Tornatore e il film omonimo (protagonista il fascinoso Jeremy Irons, musiche dell’Oscar Ennio Morricone) di cui lui ha curato soggetto, sceneggiatura e regia, hanno avuto una gestione parallela. Per la precisione - ha raccontato l’autore - è accaduto che durante la fase di montaggio del film, su richiesta esplicita di Antonio e Olivia Sellerio lui abbia riscritto, o meglio “trasfigurato”, la sceneggiatura in chiave letteraria, suggestionato dall’idea che “la parola scritta determina altri meccanismi di evocazione”, ben diversi da quelli cinematografici semplicemente perché di altra natura e scaturiti da altri elementi. Se Tornatore avesse aggiunto soltanto, come ha fatto, che il cuore della storia è “il tema dell’amore oltre la morte”, l’avrebbe raccontata perfettamente; tema, peraltro, declinato attraverso la suggestiva e bellissima metafora delle stelle – molto ben scelta la professione dei protagonisti, lui esperto delle “meccaniche celesti”, per citare una vecchia canzone, lei nel ruolo di colei che, più inesperta per età tanto d’amore che di stelle, sta imparando ed è parte fondamentale del meccanismo – che sta tutta in una frase: “Possiamo continuare a vedere le stelle morte benché non esistano più. Anzi è proprio la loro disastrosa fine a rivelarcele”. Qualcuno ha parlato di elegia della distanza e dell’amore come mezzo capace di eternare: retorico ma certo coerente. Tornatore ha detto ancora che l’idea del film, e quindi del libro, nasce nel 1994 e che si tratta di “una vicenda amorosa primavera-autunno, come dicono gli americani, tra un uomo avanti negli anni e una giovane”. Fin qui tutto preciso. Peccato che il regista abbia aggiunto che è “una storia ai tempi di Internet. Emozioni e sentimenti a confronto con le tentazioni e le insidie del virtuale”. Beh, no, non è affatto una relazione 2.0 nel senso che parrebbero far intendere queste parole, quanto piuttosto una versione aggiornata di P.S. I love you della giovane Cecelia Ahern del 2004, anche questo trasposto sul grande schermo nel 2008. Tuttavia non è questo che dispiace del romanzo, e nemmeno la scarsa originalità o l’eccesso di miele qua e là. Piuttosto è la scrittura che, nonostante alcuni sforzi anche troppo evidenti e poco spontanei, non si eleva mai al di sopra di una sceneggiatura, priva di eleganza e bellezza. Dovrebbe essere, insomma, una storia che brucia e invece scalda appena, non spiacevole da leggere ma deludente rispetto a quanto promette. Una lettura algida, come una storia d’amore (e oltre) di questo genere non dovrebbe mai essere.



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