La corsara ‒ Ritratto di Natalia Ginzburg

La corsara ‒ Ritratto di Natalia Ginzburg

Natalia, come la protagonista di Guerra e pace, nasce il 1916 a Palermo, ultima di cinque figli. È ebrea per parte di padre, lo scienziato triestino Giuseppe Levi. La famiglia si trasferisce presto a Torino, dove ha luogo la sua formazione scolastica, che non la vede eccellere in alcuna materia ‒ a differenza degli altri fratelli. È timida, introversa, ripiegata in un mondo di personaggi immaginari che le fanno compagnia aiutandola a sviluppare quell’attitudine narrativa che la renderà scrittrice straordinaria. In famiglia si sente isolata e incompresa, ama la lettura e in essa trova rifugio. Conseguita la maturità classica con una certa fatica, interrompe il percorso scolastico senza conseguire la laurea. Nel mentre, conosce Leone Ginzburg, amico antifascista dei fratelli maggiori, coltissimo e di una intelligenza fuori dal comune; lo sposerà non appena potranno contare sullo stipendio fisso di lui: seicento lire, erogate dalla casa editrice Einaudi, nata grazie a una sua intuizione condivisa con lo stesso Giulio Einaudi. Ma le leggi razziali, unitamente alle idee politiche del marito, conducono Natalia al confino in un paese dimenticato dell’Abruzzo: Pizzoli, dai cui abitanti trae materiale narrativo. Nonostante i tre figli da accudire (l’ultimo addirittura in fasce), continua a scrivere con acribia nei ritagli di tempo e sotto pseudonimo: esce infatti il romanzo La strada che va in città; Pavese la incoraggia, inviandole una cartolina scherzosa ma perentoria: “Cara Natalia, la smetta di fare figli, e scriva un libro più bello del mio!”. Era uscito da non molto Paesi tuoi. Proprio Pavese si rivelerà amico prezioso nel momento della tragedia, quando, morto Leone a seguito di un secondo arresto e un pestaggio in carcere, lei dovrà trovare il coraggio di vivere, lavorare, crescere da sola i figli. È il 1943, l’Italia è spaccata: inizia la Resistenza. Natalia chiede di lavorare all’Einaudi, sotto l’ala protettrice di Pavese, con il quale si scontrerà a volte, sempre nel rispetto di una profonda stima reciproca. Seguono anni durissimi, la guerra è finita, ma ha segnato tutti irrimediabilmente e i sopravvissuti portano dentro l’angoscia dei caduti…

La corsara di Sandra Petrignani, scrittrice, giornalista, blogger, è un libro appassionante e accurato, ricchissimo di dettagli ricavati dai molti documenti presi in esame: lettere, foto, interviste ad amici e parenti. Il quadro che ne viene fuori traccia il profilo umano e artistico di una donna che ha dovuto combattere per rialzarsi ed è riuscita ad essere madre, lavoratrice, due volte moglie (si è risposata con l’anglista Baldini) mai negandosi all’imperio di vivere pensando. Autrice di romanzi famosi come Lessico famigliare, si è anche cimentata con la scrittura di commedie ‒ ricordiamo tra tutte Ti ho sposato per allegria ‒ svolgendo per molti anni attività giornalistica con spirito critico, a volte polemico (e questo spiega il titolo del libro), sempre presente alla realtà mutevole del tempo. Attraverso il racconto della sua vita, l’autrice ripercorre un pezzo della nostra storia, delle vicende legate alla Einaudi e agli intellettuali antifascisti che vi graviteranno intorno, come Calvino ad esempio, narrando amicizie cementate dalle affinità letterarie ma soprattutto dalla passione politica e civile, che conduce molti tra le file dei partigiani o in esilio per alcuni periodi. La vita di Natalia, anche a causa della vedovanza precoce, sembra ruotare intorno al perno solido dell’amicizia, con Cesare Garboli, Moravia, Elsa Morante, di cui teme le sfuriate e il giudizio severo ‒ le lascerà in eredità i suoi gatti siamesi ‒ e molti altri ancora, con cui intrattiene per tutta la vita un dialogo stimolante e costruttivo non solo in campo letterario e culturale, curiosa com’è delle vite altrui. Il racconto della Petrignani, fluido e accattivante, procede intrecciando alle vicende biografiche la genesi delle sue opere, fortemente ispirate dagli accadimenti della vita. Il lettore, anche grazie alle foto inserite nel testo, immagina Natalia intenta alla macchina da scrivere con la sigaretta accesa, i capelli scarmigliati senza messa in piega, l’orecchio allertato a cogliere i lamenti provenienti dalla stanza al piano superiore dove vive Susanna, l’ultima figlia disabile. Il merito dell’autrice è anche quello di aver creato una vicinanza affettiva con la grande scrittrice, raccontandola con rispetto, delicatezza, fedeltà, ma senza invadenza, anche quando svela episodi personali (la breve e appassionata relazione con Quasimodo, ad esempio) e soprattutto senza il filtro celebrativo della retorica. È un libro che consiglio alle lettrici in particolare, vi troveranno un modello di donna che ha saputo conciliare la dimensione familiare e affettiva con quella intellettuale e lavorativa, tralasciando i fronzoli dell’esistenza nei quali spesso ci avviluppiamo.



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