La cortina di ferro

La cortina di ferro
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Ciò che è accaduto nell’immediato dopoguerra nel cuore d’Europa è spesso citato en passant sui libri di storia. Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Germania Est e altri stati sono finiti rapidamente nell’orbita sovietica, un’orbita tutt’altro che naturale per Paesi caratterizzati da modi di produzione se non ultra-capitalistici quantomeno orientati verso un libero mercato e volti a incoraggiare l’iniziativa privata; da libertà di culto e, in generale, da una amministrazione del pubblico e del privato volta tanto a conservare le tradizioni e le specificità locali quanto ad aprirsi verso le novità. Questi paesi, terra di conquista per la Germania nazista e per i movimenti ad essa ideologicamente affini fino al 1945 e, dopo la guerra, satelliti dell’Unione Sovietica, hanno vissuto più o meno una decade, tra il 1945 e il 1955, in cui la sovietizzazione si è presentata con tutta la sua invadenza, obbligando interi popoli a conformarsi alla propria visione dello stato, dell’economia, dell’arte e della cultura. Questa è la storia della Cortina di ferro, di quegli stati cuscinetto che durante la Guerra Fredda si interponevano tra blocco occidentale e blocco orientale …

Il dettagliato saggio di Anne Applebaum, storica che affianca dovizia di particolari ad una acuta verve polemica, prende le mosse dall’assioma secondo il quale la storia sia scritta dai vincitori. E in effetti, se la barbarie nazista ha avuto fine, lo si deve anche a quell’Armata Rossa che, da un lager all’altro e da una città all’altra, ha smantellato in Europa orientale l’avanzata del Terzo Reich. E questo, giustamente, è rappresentato pressoché in tutti i libri di storia. Ciò che nei libri di storia viene scarsamente evidenziato è il modo con cui l’Unione Sovietica si è letteralmente appropriata delle nazioni liberate dal nazismo e dalla sua influenza. Paesi come la Polonia, ricchi di storia e di ampia tradizione partitica, hanno dovuto pagare dazio fisico e morale alla Germania nazista ma in poco tempo si sono resi conto che i liberatori sovietici erano tutt’altro che amichevoli, in quanto esasperati da anni di guerra logorante e animati da un’ideologia talmente totalizzante da non consentire il benché minimo contraddittorio. Stalin sapeva quanto potesse essere importante ai fini della diffusione dell’ideologia comunista rimpiazzare i lassi governi borghesi con l’adamantino rigore sovietico, e si è speso a lungo in questa opera di sovietizzazione, portata avanti tanto attraverso i canali della propaganda quanto attraverso la repressione e l’eliminazione, anche fisica, degli avversari politici. Dall’equazione opposizione a Mosca = nazismo, i governi comunisti dell’Europa orientale hanno tratto forza e legittimità e dove essi non riuscivano ad arrivare, arrivava comunque la longa manus del Cremlino, tra NKVD e polizia politica. Seppur non particolarmente brioso nella narrazione, La cortina di ferro è un saggio interessante e originale che non può mancare nelle librerie degli appassionati di Guerra fredda e, più in generale, di storia contemporanea.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER