La cosa giusta

La cosa giusta

Un uomo senza nome si risveglia nel buio della notte. Ha una brutta ferita a una gamba, si sente debole, ha tanto freddo. Trema. Poco a poco riesce a rimettersi in piedi e a scuotersi dal torpore; claudicando va per la casa, trova uno sconquasso, un disastro di vetri e stoviglie andate a pezzi, armadi spalancati, lenzuola lacerate, tende squarciate. È tutto rotto. La ferita sanguina, se la cuce come può, piangendo. S’arma del suo vecchio fucile ed esce in giardino. Trova tutti i cani massacrati, uno solo moribondo. Durerà poco anche lui. Crede di sapere chi è stato, crede proprio che sia stato suo figlio. Deve andare a cercarlo. Deve punirlo. Seppellisce i cani, poi sale a bordo del furgone. Il figlio è soltanto un ragazzo. Si chiama Gabriele, ha sedici anni, tanta diffidenza e una ferita al piede. Sta risalendo la montagna, se ne sta andando nella radura. Si lava come può, è mezzo coperto di fango. Non sa dove girarsi. Trova aiuto da un contadino che incontra per caso, strada facendo. Quel contadino si chiama Cristiano, abita un casolare poco distante da là, in una comune d'altri tempi; campano senza energia elettrica, badando a bastare a se stessi e a non dare disturbo a nessuno, in un edenico ritorno alla natura. Gabriele trova il coraggio di fidarsi, poco a poco s’ambienta tra loro, mostrandosi fratello dei cani e degli animali. Non ha nostalgia del padre. Non vuole tornare indietro. Il padre non si stanca di cercarlo. Per cercarlo deve tornare in paese, in paese mancava da un pezzo. Per cercarlo deve chiedere aiuto al vecchio parroco. A uno che già in passato era stato salvifico, quando la moglie se n'era andata. A uno che ben conosce le sue fragilità di giocatore, di bevitore, di violento sprigionato dall'alcol. La ferita migliora, intanto, ma lui ricomincia a bere, e quando beve le cose finiscono sempre male...

Primo romanzo di Michele Cocchi, scrittore e psicologo toscano classe 1979, alle spalle una raccolta di racconti per Elliot (vale a dire Tutto sarebbe tornato a posto, 2010, per la vecchia collana “Heroes” di Massimiliano Governi), La cosa giusta si fonda su una struttura molto lineare: un capitolo dedicato a raccontare le vicende del padre (L’uomo), uno destinato alle avventure del figlio (Il ragazzo). La linearità della struttura non corrisponde, tuttavia, a una generica uniformità; il libro è decisamente sbilanciato nel mondo del figlio, ha probabilmente i suoi esiti più interessanti nella narrazione delle vicende della comune, lasciando ogni tanto qualche vuoto di troppo nella narrazione degli antefatti, e riducendo così di parecchio l’approfondimento psicologico della promettente (e malmenata, e dolorante, e spogliata di nome) figura paterna. Cocchi ha una discreta mano nelle descrizioni, e un’apprezzabile compostezza nella narrazione; affascinano molto, invece, una serie di scelte simboliche (non nominare i luoghi, né i paesi; suggerire che si sia nel Novecento come nei nostri primi anni Zero, sospesi in quest’epoca decadente; non nominare il padre e la madre; lasciare infine l’epilogo “aperto”). Il romanzo è stato pubblicato da un piccolo editore toscano, Effigi; pur stampato nel settembre 2016, deve ancora ufficialmente vedere la luce in libreria quando siamo a metà febbraio 2017; peccato per questo disordine, davvero molto amatoriale, nel lancio dell’opera, perché nel frattempo il romanzo è già stato recensito positivamente dal “Corriere della Sera” (“opera compatta, insolita e morale”) e dal rispettabile mensile “BlowUp”. Nel colophon, l’artista ringrazia un buon numero di scrittori italiani della nostra generazione per i preziosi consigli in corso d’opera, da Tarabbia alla Matteoni, da Gucci a Governi Junior. Il libro è dedicato alla memoria dello scrittore Paolo Zanotti e ad Alberto Marini.



 

 

 

 
 
 
 

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