La cosa più incredibile

La cosa più incredibile

Brevie, una ridente cittadina a due passi da Torino. La professoressa Tardini ha appena dettato la traccia del tema d’Italiano per le vacanze: “Raccontate in minimo due fogli protocollo la cosa più incredibile che vi sia mai successa”. Ivan De Rossa, dodici anni, non perde certo tempo e si mette immediatamente al lavoro. Ma è altrettanto diretto e categorico. È davvero sicura la Prof. di voler conoscere quanto lui ha da raccontarle? Perché quello che è accaduto a lui e ai suoi quattro amici di condominio – i due gemelli Paolo e Pietro Contaldi, la sua più cara amica Melania Giacosa e il suo vero compagno di merende Rudy Scannarò – è davvero qualcosa che supera l’incredibile per sfociare quasi nel sovrannaturale. Tutto comincia, scrive Ivan, il giorno di quella parola rimangiata a proposito della visione del film horror La casa nella brughiera, che dalle famiglie prima era stata loro accordata, poi inspiegabilmente negata. Ma forse, a pensarci bene, quella era stata solo la fatidica goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Perché in verità erano anni che vivevano ingoiando piccole e grandi ingiustizie. Niente di clamoroso s’intende, ma quei piccoli screzi, quelle infelici battutine sui loro primi amori, quei comandi da eseguire sempre e comunque senza discutere e quelle mancanze di rispetto più o meno costanti alla fine erano sfociati tutti in quell’ultima clamorosa ingiustizia. Ecco perché Ivan quella sera, steso nel suo letto, aveva desiderato fortemente e per l’ennesima volta che i suoi genitori e sua sorella maggiore sparissero improvvisamente dalla sua vita. E incredibilmente, al risveglio...

Christian Frascella, scrittore torinese il cui talento e la cui maturità stilistica vengono confermati di romanzo in romanzo, ha probabilmente con il mondo della fanciullezza – pre o post adolescenziale – un debito di riconoscenza. Della sua intera produzione infatti solo il suo riuscitissimo romanzo precedente affronta esclusivamente il mondo degli adulti. Negli altri tre fatalmente ha finito per raccontare le sue storie tutte attraverso gli occhi di giovani in formazione. E la sua capacità di rappresentare quel limbo incerto ed oscuro, puro e magico ma anche ostile e così impenetrabile ai grandi pare essersi affinato col tempo. Questo che apparentemente è un libro per ragazzi diviene infatti una spietata analisi del mondo spesso ottuso e poco sensibile degli adulti, i quali vivono spiaggiati sui divani a ingoiare qualsiasi idiozia vomiti la tv o girano come automi attorno a schemi ripetitivi e preconcetti, privi di qualsivoglia fantasiosa derapata dagli stereotipi che la quotidianità gli impone. Ecco che la loro sparizione misteriosa permetterà fatalmente ai quattro piccoli amici di sperimentare e mettere in gioco le loro potenzialità, imparando - chiaro - che la libertà agognata a quell’età è un pericolosissimo strumento senza la guida e sopratutto la protezione degli odiati adulti, ma anche che si può essere responsabili e maturi a dodici anni. Oppure no. Certo, l’operazione scivola a volte su qualche passaggio retorico qua e là e soprattutto su una prima parte che come un diesel cresce piano piano, ma nell’attesa di decollare si avvita spesso in troppe e forse inutili divagazioni. Ma la seconda parte esplode letteralmente tra le mani del lettore e non concede ripensamenti o indugio alcuno.



 

 

 
 
 
 

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