La cosmonauta

Un viaggio sulla Luna. Non una missione spaziale di astronauti esperti. Ma il sogno realizzato del giovane Tobi. Ha trascorso l’infanzia a scrutare con la madre Hella,  dal soffitto della sua stanza, sotto una costellazione di luci, i misteri della volta celeste. Sull’universo ha alimentato la sua curiosità di bambino, con esperimenti e indagini come a quell’età si sanno fare. Quel viaggio sulla Luna l’avrebbe voluto fare davvero. Ma Tobi non c’è più. Portato via da un incidente, durante una manifestazione pacifista. Sarà Hella a compiere quel viaggio per lui, partecipando ad un concorso per la prima spedizione lunare aperta al pubblico. Il  viaggio verso la stazione spaziale di partenza la condurrà nelle steppe dell’Asia centrale, fra spazi desolati  e pianure il cui orizzonte si perde lontano. Un viaggio condotto in solitudine, fra un silenzio più assordante di tanti rumori. Sarà l’occasione per ascoltare i propri pensieri più nascosti e ricordi vicini e lontani. Ma anche, lì dove il silenzio crea un vuoto e mette a contatto con se stessi, per infrangere la propria bolla protettiva e ritrovare, nell’essenzialità, un rapporto più autentico con le persone incontrate per via. Sino a riscoprire la forza vitale dell’affetto…
La cosmonauta è la narrazione minuziosa e lirica insieme di un viaggio dentro e fuori di sé. Un viaggio di migliaia di chilometri lungo le scabre steppe asiatiche  – in un’atmosfera rarefatta - ma per certi aspetti fermo, quasi immobile sul sé. Strade dritte senza divagazioni, che costringono a guardare i propri pensieri senza più rimandi e possibilità di fuga. Solo qualche saliscendi che per un attimo sembra annullare la gravità e far spiccare il volo (intimamente desiderato). Un viaggio che è un inevitabile ritorno al centro del cuore. E da lì, un ripartire. Attorno a sé, il silenzio. Eppure, proprio quando Hella, la protagonista, crede di essere arrivata al silenzio totale, proprio allora sente di essere invece arrivata al grembo del mondo e riprende a percepire i suoni (lo scricchiolio della ghiaia, i rami di un cespuglio che si muovono al vento…): è la vita che continua a scorrere. Il paesaggio è essenziale come lo divengono i gesti. Carichi di significato più di mille parole.  Incontri con uomini e donne delle steppe kazake, con l’equipaggio della base spaziale. Incontri che nella nudità di quel momento fanno ritrovare il senso e il valore dei gesti più semplici, e la forza rigenerante dell’affetto. Un libro che nella malinconia della perdita racconta anche una via per ritrovarsi. Una narrazione molto accurata  - di una “precisione kafkiana” l’ha definita “Die Zeit” -  e insieme,  nella povertà dei particolari fisici  esteriori,  avvolta da un’atmosfera indefinita, a tratti onirica. Fino alla conclusione magistrale in cui  (come ha detto la tedesca WDR),  nella ricchezza dei dettagli, il conto alla rovescia prima del decollo della navicella diventa una incorporea scala per il cielo.

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