La costa cremisi

La costa cremisi

Il suono del campanello dell’891 di Riverside drive è accolto con un brivido, soprattutto da Constance Green, pupilla del padrone di casa: è lei ad avere aperto l’ultima volta e quello che ne è seguito ha quasi ucciso Pendergast. Alla porta però stavolta c’è Percival Lake, uno scultore che desidera ingaggiare l’agente dell’FBI per scoprire chi abbia rubato la sua collezione di vini pregiati. Dopo averne ascoltato le richieste e aver rifiutato il caso, Pendergast si ricrede quando gli viene detto che della collezione i ladri hanno lasciato solo una cassa di Château Haut-Braquilanges del 1904. La possibilità di venire in possesso di qualcosa che tutti credevano perduto lo spinge ad accettare chiedendo come pagamento una bottiglia di quel pregiatissimo e introvabile vino. Il furto è avvenuto a Walden Point, nel vecchio faro di Exmouth, nel New England, a nord del Massachussets. Congedato lo scultore Pendergast propone ad una stupita Constance di accompagnarlo. Arrivati nella cittadina a bordo della Porcshe decapottabile, i due suscitano immediatamente l’antipatia del capo della polizia che se gradisce poco una macchina di lusso parcheggiata male e ancor meno digerisce che sia di un agente dell’FBI. Quando poi scopre che è lì per un’indagine che lui ha considerato chiusa, il quadro si completa…

Ferma restando la figura di Constance il cui mistero è stato svelato ma che rimane un enigma, ogni tanto alla premiata ditta Preston & Child, piace lasciarsi andare e scivolare in situazioni al limite del fantasy. Qui per esempio il “cattivo”, che peraltro è coinvolto del tutto a sua insaputa, è decisamente una figura quasi mitologica, ancora una volta però le spiegazioni scientifiche o verosimilmente tali fanno sì che la storia scorra naturalmente. Già da qualche romanzo il delicato equilibrio fra Constante ed Aloysius si sta modificando e personalmente trovo che questo cambio di rotta sia piacevole, inoltre se vogliamo al quindicesimo romanzo della serie era anche auspicabile oltre che quasi inevitabile. La trama, come spesso accade, ci porta lontano nel tempo, ma i due autori riescono sempre a legare ogni particolare senza sbavature e senza che il romanzo diventi una noiosa lezione di Storia. Anche le ambientazioni sono sempre al limite del fiabesco, nel New England abbondano insidiosissime paludi e Pendergast, per quanto sembri impossibile, riesce a fare cose che noi umani non possiamo neanche immaginare. Il colpo di scena finale a onor del vero è decisamente scioccante, uno dei pochi casi in cui davvero ti auguri che in un cassetto sia già pronto il prossimo romanzo della saga, anzi che facendo uno strappo alla regola il libro si possa trovare già in libreria il giorno dopo aver finito questo. Una garanzia per gli appassionati del genere un po’ thriller un po’ horror, e ovviamente un must per chi abbia sviluppato una Pendergast-dipendenza, d’altra parte i personaggi seriali ‒ con buona pace di chi li ritiene poco avvincenti e ripetitivi ‒ fanno un po’ tutti questo effetto.



 

 

 

 
 
 
 

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