La costola di Adamo

La costola di Adamo

Sembra che la primavera ad Aosta non voglia saperne di arrivare, nonostante sia già marzo. Pioggia e neve continuano a insidiare le clarks di Schiavone, che proprio a portare altre scarpe non ce la fa. A completare il quadro gli sovviene che l’indomani è il compleanno di Nora, la donna che vorrebbe da lui una relazione seria e per lui invece è poco più di un corpo. Insomma nella scala delle rotture di scatole la giornata è già a buon punto, sennonché arriva anche una chiamata per un furto scoperto da una domestica russa, che trovando tutto sottosopra e pensando che i ladri potessero essere ancora in casa è scappata urlando e chiamando aiuto. Ma dove la donna pensava fossero nascosti i ladri invece c’è la padrona di casa, impiccata al gancio del lampadario. Un suicidio, forse. Il solito particolare fuori posto - un corto circuito – fa intuire a Schiavone che forse si tratta di altro. Spaccio, un paio di poliziotti – Deruta e D'Intino, bersagli preferiti di Schiavone – fuori uso, un ex ricettatore e la più cara amica della vittima che ha un atteggiamento strano completano un’indagine di tutto rispetto...

Antonio Manzini si conferma un ottimo giallista, che abbina ai suoi plot neri una scrittura ricca di humour che rende la lettura intrigante e contemporaneamente rilassante. I comprimari (D’Intino, agente inetto fino al paradosso, Deruta suo degno compare e Casella che lascia tracce organiche – è debole di vescica, poverino – su ogni scena del crimine) sembrano essere la nemesi di Schiavone che pur affidando loro i compiti più assurdi se li ritrova sempre fra i piedi. Sulle loro spalle poggia la responsabilità dell’ingrediente-commedia che deve stemperare tutto il nero della storia: sono a dir poco spassosi, quasi a contrapporsi alla “cattiveria” di Schiavone, che in realtà è un uomo solo e pieno di dolore. Un uomo pieno di contraddizioni, in bilico fra istinto e obblighi imposti dalla divisa. Incapace di trattenersi dall’applicare la sua giustizia “fai da te” quando sa che la legge sarà sopraffatta dalla corruzione. In questo romanzo ci vengono svelate le cause per cui Schiavone si è trovato trasferito ad Aosta e quanto è accaduto a Marina, l’adorata moglie morta con cui parla e che è diventata in qualche modo la sua autoanalisi, il suo salvagente per non essere sopraffatto da un dolore e una colpa inespiabili.



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