La cura

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Lui ‒ completo verde scuro, scarpe da ginnastica blu con la chiusura a strappo e calzoni più corti di quanto dovrebbero ‒ segue snervato e petulante, su un sentiero impervio, la moglie. Lei, allegra, entusiasta del panorama e del suo bel vestito di lustrini che finalmente fuori di casa può sfoggiare, lo incita a seguirla, lo sprona a godersi il momento, la breve vacanza che inizia ora con la passeggiata montana che li porta all’albergo in pieno ambiente alpino. L’occasione di questa quattro giorni all’aria aperta è data da una vincita a tombola. Il loro amico Hans ha arraffato il secondo premio, un ricco cesto, ma loro no, re e regina del montepremi, sono stati mandati a godersi un viaggio, capitato proprio in congiunzione con il loro trentunesimo anno di matrimonio. Eccoli davanti al cinque stelle che li ospita nella splendida Engadina. La signora vede una facciata elegante, luci suffuse, sicure serate danzanti, il marito probabili extra da pagare, le montagne troppo minacciose ed incombenti dietro di loro e una temperatura che di certo li farà ammalare. L’avventura è appena iniziata e già l’approccio diamentralmente opposto dei due è chiaro. Li aspetta una lunga serie di situazioni, di gag e di riflessioni sulle loro vite…

La cura , romanzo scritto più che per capitoli per sketch, ha un titolo strano e apparentemente fuorviante, una scelta curiosa in quanto ad una prima lettura non sembrerebbe il termine più idoneo a racchiudere l’intera vicenda. Eppure soppesando bene ogni parola che descrive le molteplici situazioni venute a crearsi è forse l’unico titolo possibile. Il peso delle parole, uno dei canoni da non prendere mai sotto gamba con Arno Camenish, scrittore dalle scelte linguistiche esuberanti, condensa nel meticciato di svizzero-tedesco, romancio sursilvano e italiano (nella traduzione in solo italiano sempre coadiuvato da Roberta Gado) una caratterizzazione estremamente locale con un approccio, di contro, assolutamente fuori da ogni provincialismo. L’approccio è deliziosamente subalpino, ma le dinamiche e il respire del racconto vanno lontano, fuori e dentro i personaggi. Dopo l’esordio nel 2005 con il romanzo Ernesto ed autras manzegnas scritto interamente in romancio al quale ha fatto seguito tra il 2010 e il 2012 una trilogia grigionese composta da Sez Ner, Dietro la stazione e Ultima sera, arriva ora un romanzo breve, ironico, pungente e riflessivo.



 

 

 

 
 
 
 

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