La cura dell’attesa

La cura dell’attesa
Alba è un ingegnere, e il linguaggio dei numeri è l’unica certezza che fonda le sue radici. Ha imparato a imprigionare la sua sete di vita tra i calcoli matematici, con i quali cerca di contenere il suo turbinio interiore. Ha da sempre una vita segreta, custodita gelosamente tra i suoi silenzi e l’amata solitudine. È un’amante del mare, una malata di libertà che segue la propria interiorità, tra muri di libri e orizzonti naturali. Davide ha occhi di mare e il suo blu liquido le promette il suo elemento naturale. È Davide a guidarla alla scoperta della vita e dell’amore, amore che passa dalla pelle. Ma lui ama la poesia e la libertà più di ogni altra cosa e Alba è costretta a ricacciare il suo fantasma, mentre vive la carriera di una donna brillante e affermata. L’attesa di una nuova vita, nella curva del suo grembo, le concede di sfogliare stagione dopo stagione la sua intera vita, dall’infanzia, al presente, dove l’attende lo sguardo innamorato di Filippo…
Chi ha già avuto modo di leggere uno dei tre romanzi di Maria Pia Romano non si stupisce della forza espressiva di cui è capace. Per il lettore che si confronta per la prima volta con la sua scrittura, La cura dell’attesa è certamente una piacevole sorpresa. La prosa dai tratti poetici è fortemente connaturata alla scrittura della Romano che non perde, per questo, limpidità e chiarezza espressiva. Seguendo il ritmo della bassa e alta marea ‒ le due parti che compongono il romanzo ‒ la narrazione accompagna i moti interiori della protagonista e il suo bisogno di dolcezza. La ricerca della felicità è perfettamente connaturata alla conoscenza di sé e alla propria accettazione: è il messaggio che aleggia nell’intero complesso dell’opera. Il mondo di Alba costruito da Maria Pia è un mondo reale, fatto di confronti tra vari universi interiori differenti che si scontrano tra loro e con la realtà oggettiva, vissuta da ciascuno in maniera così diversa da poter essere allo stesso tempo incubo e paradiso. Per i personaggi della Romano l’unico modo per sfuggire a questa discrasia è la solitudine, il rapporto, intimo e gelosamente custodito, con la natura o l’equilibrio perfetto raggiunto tra due soggetti che si scelgono per un magnetismo innato, fatto di pelle (Davide) o di intese (Filippo). Qualunque sia il modo scelto per il raggiungimento della propria felicità, o i modi, l’unica cosa che realmente importa ai suoi fuochi è la protezione di questo delicato sistema ellittico e perfettamente bilanciato. Ma, come per Alba «l’ingegneria è la scienza del compromesso», anche la vita è disturbata da elementi estranei all’equazione, da variabili che non possono essere riconosciute prima della loro intromissione. Leggere La cura dell’attesa è un modo per rivivere in chiave moderna le vite e le storie delle ninfee della mitologia greca, poiché la sua protagonista è caratterizzata da peculiarità proprie di queste leggendarie figure. Esseri femminei fragili, eppure indipendenti, che vivono in simbiosi con gli elementi naturali. Alba è una Nereide, ma deve fare i conti con la propria umanità. La protagonista ama cercare mondi possibili, universi di carta e il lettore amerà sicuramente l’incantevole universo delineato da Maria Pia Romano. Una lettura delicata, che lascia certamente il segno. L’unica nota meno positiva che si può muovere all’opera di indubbio valore è il tono leggermente “didattico” di alcuni passaggi in cui l’autrice si duole della poca conoscenza, nella nostra regione, dei suoi figli letterari più validi.

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