La dama di Barcellona

La dama di Barcellona

In una sera d’agosto del 1854, una strana chiamata fa trovare di nuovo insieme Octavio Reigosa, ispettore del Corpo di Vigilanza di Sua Maestà, e Andreu Palafox, meticoloso riparatore di congegni meccanici e, alla bisogna, anatomista. Nelle cantine più nascoste del convento di Santa Clara, infatti, i lavori di ristrutturazione hanno portato alla luce un sarcofago romano che contiene ancora il corpo della defunta, in uno stato di conservazione straordinario. Talmente tanto che mentre le religiose, con in testa il vescovo, gridano al miracolo, l’ispettore, supportato dalla velocissima ma meticolosa analisi dell’amico, sospetta un omicidio non più vecchio di 72 ore. Mentre i due ancora riflettono sulle possibili ragioni di una messinscena così complessa, un altro omicidio insanguina Barcellona: un inglese, sconosciuto ai più, viene trovato con la gola squarciata, le sole mutande indosso e, accanto, un biglietto da visita che riporta un inquietante, criptico messaggio che collega Palafox alla scena. La mente del giovane è turbata, più ancora di quello che le sue strane visioni gli impongono ma il supporto emotivo della carissima amica Teresa e le premure della governante Adela leniscono almeno un po’ la sua ansia. Intanto, Barcellona è infiammata dai roghi appiccati al porto come forma di protesta operaia, una situazione che in qualche modo collega anche la famiglia di Teresa a questa serie di omicidi assurdi, il cui unico elemento comune sembra essere un Uomo in Nero…

Di nuovo tra le strade di Barcellona, come già ne Il segreto di Gaudì, di nuovo nell’Ottocento, di nuovo a risolvere misteri. I tre ingredienti di successo del precedente romanzo sono qui miscelati in maniera sapiente, andando a costruire un romanzo avvincente e ricco di personaggi brillanti. Anzi, forse è proprio nella caratterizzazione dei personaggi (ivi compresa la stessa Barcellona) che l’autore esprime il suo meglio, restituendoci, dentro a una trama un po’ troppo arzigogolata, delle figure vividissime. L’ispettore, fiero e composto rappresentante della legge, con i suoi tormenti di carriera e i suoi malinconici ricordi del passato. La bella Teresa, innamorata del giovane anatomista, brillante scrittrice, mente fina e penna impertinente. La sagace Adela, la governante, salvata da un destino di perdizione e ora disposta a tutto per mostrare la sua riconoscenza, che non perde quella scaltrezza tipica di chi è vissuto per strada. Il vescovo Riera, capo spirituale ma anche secolare di una comunità cattolica sotto assedio del più recente innamoramento dell’uomo per la scienza. Sopra tutti, Andreu Palafox, il giovane anatomista visionario, che conserva in sé la memoria del tempo passato che costruisce nella sua mente visioni e fantasmi. Tutto intorno, Barcellona, splendida nella sua duplicità, città mistica e scettica, città aristocratica e umile, città antica sotto l’assedio dei tempi moderni. Una lettura interessante e molto ritmata, un romanzo corale che costruisce in maniera potente la sua trama complessa e lascia intendere, sul finale, che forse del signor Palafox sentiremo ancora parlare.



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