La danza del sole

La danza del sole
Nella riserva indiana di Rosebud vengono replicati tuttora i rituali della Danza del Sole (Wiwanyag Wachip), ma avvalendosi di ricerche sulla mitologia dei Lakota “nessun singolo uomo sacro [sciamano] degli Oglala conosceva tutti i miti”. Ciascuna cerimonia fa emergere uno spirito della Danza del Sole nelle sue più complesse teorie indigene, e nelle grandi pianure le popolazioni da quella Dakota, a quella Comanche, a quella Assiniboin scorre il Mississippi portavoce lui stesso di taluni segreti.  Perfino la costruzione stessa della capanna che si erige per celebrare la Danza ha un simbolismo, uno schema che viene seguito alla lettera: il palo centrale , generalmente in cottonwood (un albero della specie dei pioppi) rappresenta il Creatore, l’Uomo in Alto o Nostro Padre (heisonoonin). Diversi sono i cerimoniali che, rivolgendosi ai vari tipi di pioppo, invocano “[..] Tu porterai ciò che è buono”. Poi il Cerchio, la pelle di bisonte, la tenda dei segreti, la pelle del tasso, la Ruota della Medicina, un mondo in quella Danza. Ciascuna tribù tra tutte quelle degli Indiani delle Pianure ha linguaggi e costumi difformi “ma, alla base, sono la stessa cosa. Questo è ciò che cerchiamo di preservare per le future generazioni”…
Un rito come questa danza, questa liturgia, partecipato con animo puro come gli  Indiani delle Pianure sanno fare, vale un trattato così meticolosamente descritto nei vari studi delle tribù, o etnie, che vivono nel Far west. L’antropologo francese Lèvi-Strauss è riuscito a decifrare molti dei loro racconti, traducendoli per esempio in segnali atti a meglio comprendere il cielo e le stelle, nello specifico  è stato un appassionato delle Pleiadi. Nel trattato viene illustrato il passaggio dall’equinozio al solstizio inteso come vera e propria ricostruzione dell’Universo stesso con tutta la mitologia che ne consegue. “Gli Hidatsa pensavano infatti che il ritorno delle anatre e delle oche selvatiche fosse uno dei segni indicatori dell’arrivo di un clima più mite tanto da significare l’inizio di un nuovo anno”. Alla fine della cerimonia, si ha come l’impressione che, per un istante, sia finito il mondo: quando il suono dei tamburi e i canti sono cessati e ognuno torna alla propria occupazione, resta solo la tenda unica testimone della celebrazione. Non è semplice conoscere a fondo o anche solo condividere una tradizione così intensa, certo è che dopo aver letto questo saggio sarà quasi impossibile svegliarsi la mattina del solstizio d’estate e non sentire l’eco di percussioni, o immaginare una tenda che ti restituisce al mondo come nuovo (rinnovato, che puoi ricominciare qualcosa daccapo) dopo che ne eri entrato sospeso e frammentato. 

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER