La danza dell'orologio

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Willa Drake è una sessantenne piacente che abita in Arizona con il suo secondo marito Peter. Ultimamente la sua vita è un po’ noiosa: ha seguito Peter nei pressi di Tucson, dove vivono in un complesso per golfisti; suo marito ama il golf, ma lei non sa nemmeno come si gioca. A Willa piace insegnare inglese agli stranieri, ma ha abbandonato la sua cattedra quando si è trasferita dalla California, e non si sta impegnando molto per cercarne un’altra. Si sente come un pesce fuor d’acqua: Peter lavora tanto ed è sempre fuori casa; i suoi due figli, Sean e Ian, vivono e lavorano lontano - rispettivamente nel Maryland e in Sierra Nevada - e con sua sorella Elaine ha ormai pochissimi (oltre che pessimi) rapporti; i suoi genitori non ci sono più. L’unica cosa a cui è veramente attaccata in Arizona è il suo saguaro, un cactus forte e setoso, alto il triplo di lei, del quale ama la dignità e la resistenza. Un pomeriggio di luglio arriva una telefonata inaspettata: il numero è di Baltimora, e il pensiero di Willa corre subito a Sean. Invece, dall’altro capo del filo, c’è una certa Callie Montgomery: la sua voce agitata la informa che a sua nuora Denise hanno sparato a una gamba, e ora è in ospedale non si sa fino a quando. Nuora? Willa non ha una nuora. Però per un certo periodo, ricorda la donna, suo figlio Sean è stato insieme a una certa Denise. Callie è categorica: Willa deve venire quella sera stessa a Baltimora per prendersi cura di Cheryl, la figlia di Denise, perché lei non può occuparsene: non è abituata a trattare coi bambini, e poi deve lavorare, ha un impiego alla PC Bank. Fortunatamente, ha trovato il numero di Willa appuntato sopra il telefono di Denis. Per quale motivo il numero di Willa fosse sopra il telefono della ragazza è un mistero, ma la donna è frastornata: non è la nonna di Cheryl, non conosce quelle persone, e la ragione le dice che non deve dare retta a Callie. Ma l’istinto la spinge ad aprire la valigia e a fare i bagagli di fronte a Peter, sbigottito, che cerca invano di spiegarle quanto sia illogica tutta la situazione, salvo poi rassegnarsi e offrirsi di accompagnarla. Così, dopo aver telefonato a suo figlio Sean per avvertirlo dell’accaduto - e concordare con lui un appuntamento per cena nei giorni successivi - Willa saluta affettuosamente il suo saguaro e si prepara a raggiungere Baltimora...

Willa Drake si considera “l’unica donna a porsi l’obiettivo primario di darsi per scontata”. In contrasto con una madre dal carattere impulsivo e irragionevole, la nostra protagonista ha fatto della mitezza e della passività il suo tratto distintivo; all’inizio del romanzo la vediamo nei momenti cruciali della sua esistenza, momenti che ci forniscono un quadro d’insieme di Willa e della sua famiglia: prima bambina, poi giovane donna, Willa appare poco combattiva e per niente intraprendente, scegliendo di rinunciare alle proprie aspirazioni personali per accontentare il volere dei genitori e del suo futuro (primo) marito Derek, del quale poi ha dovuto affrontare la morte. Un lutto che l’ha segnata profondamente; un fatto che, se non fosse per la testardaggine e l’irrascibilità di suo marito, si sarebbe potuto evitare. Eppure Willa sembra avere, con la sua innaturale calma, perdonato Derek per averla lasciata sola, così come continua a perdonare e giustificare i suoi figli - lontani da lei non solo geograficamente - per la loro anaffettività nei suoi confronti. Willa tuttavia, nel profondo, fatica a sentirsi utile e viva: nonostante un nuovo marito, che come tutti hanno sempre fatto spesso la fa sentire inadeguata (lei odia quando la chiama “piccola” con quell’aria di superiore accondiscendenza), e una comoda vita borghese, Willa decide di andare incontro all’ignoto e tendere la mano a persone e mondi sconosciuti. A sessantuno anni suonati, finalmente, Willa sceglie qualcosa per sé stessa. Non è mai troppo tardi per prendere in mano le redini della propria vita, sembra volerci suggerire Anne Tyler, autrice americana di successo che ha al suo attivo ben ventidue romanzi e un Premio Pulitzer vinto nel 1988. La sua è una scrittura semplice, che ne La danza dell’orologio tratteggia deliziosamente personaggi e luoghi marginali, in netto contrasto con l’ambiente nel quale la sua protagonista è nata e cresciuta; esistenze ordinarie dominate tuttavia dall’imprevisto, il quale rende vulnerabili, obbliga ad aguzzare l’ingegno e spinge all’apertura verso persone e situazioni inaspettate. Come andrà a finire per Willa? Il romanzo non prevede scosse e scorre in modo prevedibile, anche se piacevole, fino all’ultima pagina.



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