La danza infelice

La danza infelice

9 gennaio, è un lunedì ed è tarda sera. Il professore stacca l’interruttore della corrente e si incammina nel vicolo, che lo avvolge in tutta la sua oscurità. In fondo, al contrario delle persone comuni, lui apprezza parecchio il lunedì: è il giorno in cui tutto si rimette in moto, e con un po’ di fortuna e sana voglia di fare ci si può far prendere la mano dai buoni propositi. I proprietari della palestra lo considerano in qualche modo uno di famiglia, una presenza fissa e di cui fidarsi ciecamente. Finito l’allenamento della sua squadra è solito trattenersi un altro po’, concentrarsi in solitudine con i suoi esercizi ripetuti ritmicamente e alla fine andare via dopo aver avuto cura di spegnere tutte le luci. L’alterco con Angelo Grimaldi lo ha scosso nel profondo, lo ha tenuto sulle spine per tutta la durata dell’allenamento. Gli sembra che un soggetto del genere stia in squadra solo per innervosirlo, per fargli perdere ogni controllo col suo modo sgarbato di rivolgerglisi. Mentre ha questi pensieri si ricorda di non aver messo il lucchetto. Non ha però il tempo di rendersi conto di nulla, né di urlare o chiedere aiuto: il colpo lo raggiunge nelle reni con incredibile precisione. Nel frattempo l’ispettore Jacopo Guerra è a cena con la compagna Costanza, in dolce attesa e pronta a divulgare la notizia, e col vice Antonio Colangelo accompagnato dalla consorte. Una nuova indagine dai risvolti più intricati del previsto lo attende…

Napoletana classe ’84, Alessandra Pepino è una scrittrice alla sua terza prova narrativa e continua con La danza infelice le vicende dell’ispettore Guerra. I suoi due lavori precedenti, sempre editi da Atmosphere, sono Cattivi presagi (2014) e Il ladro di ricordi (2015). Il nuovo capitolo è ancora una volta un noir ben scritto, un poliziesco in salsa partenopea. La Pepino si inserisce, o prova con un certo successo a farlo, in quel filone della narrativa meridionale, e napoletana nello specifico, che privilegia il racconto crudo e pressoché realistico della realtà criminale. Potrebbe alla lontana far pensare alle fortune recenti di De Giovanni, ma che ha allo stesso tempo oltre a dei debiti evidenti (soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nella descrizione dei luoghi) anche delle specificità che consentono in qualche modo di affrancarsi dal modello di riferimento, che rimane per forza di cose la pietra di paragone per chiunque si cimenti col genere. Resta il focus sulle dinamiche familiari e personali a fare da contorno, anzi se possibile questo aspetto viene ulteriormente approfondito.



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