La via del samurai

La via del samurai

“Hagakure” è parola giapponese dal significato non definito, il più vicino sembra “nascosto tra le foglie”. Gli insegnamenti del Maestro Hagakure sono le trascrizioni di discorsi orali sulla Via del samurai. Nella primavera del settimo anno Hoei (1710), un giovane samurai di Saga, Tsuramoto Tashiro, cominciò a frequentare il maestro Jôchô Yamamoto, da dieci anni trasferitosi in una capanna di frasche nel bosco, “lontana dal consorzio umano”. Jôchô si era trasferito dopo la scomparsa del suo daimyo Mitsushige Nabeshima, il quale aveva proibito il suicidio rituale dei samurai alla sua morte. In sette anni, Tsuramoto raccolse il resoconto degli incontri con Jôchô in undici volumi. I primi due volumi riportano le parole di Jôchô, che delineano la Via del samurai attraverso tre filosofie, così come indicate da Mishima: la filosofia dell’azione, dell’amore e di vita. Frammenti su ogni aspetto della vita del samurai (in cui il dettaglio quotidiano è affrontato con la medesima serietà della cosa grave, una sorta di galateo per samurai inserito in una generale cura dell’aspetto esteriore parallelo alla crescita interiore), e meditazione sulla morte…

Yukio Mishima pubblica nel 1967, a tre anni di distanza dal seppuku sul balcone del comando delle Forze di autodifesa giapponesi a Tokio, Hagakure, l’etica del samurai e il Giappone Moderno, in cui analizza e commenta attraverso la propria lettura (Hagakure è per Mishima: “eterna fonte sorgiva di vita”) le parole di Jôchô, in denso dialogo con esse, perché parallela è l’osservazione del Giappone che Mishima e Jôchô, con le dovute differenze e le sottili somiglianze, attraversano: degrado e mediocrità diffuse a fronte di un etica della risolutezza (quella del samurai non intriso di egoismo e presunzione, non attratto dalle mode, teso verso il senso del dovere e la fedeltà alla propria famiglia, al proprio signore). Mettendo da parte le interpretazioni condizionate o di convenzione del testo – “osannato in guerra, brutto e odioso poi” - Mishima ne indaga la profonda natura con brevi tratti, facendone emergere il profilo di un’utopia, “un Paese ideale” in un libro paradossale, “energetico, rasserenante, umano”.



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