La via delle stelle

La via delle stelle

Tyree, gigante gassoso dagli impetuosi venti, culla di una civiltà dotata di notevoli capacità mentali. Terra, base militare di Deerfield, sede del progetto segreto Polymar ormai giunto alla fase cruciale, la più delicata. Due pianeti ai poli opposti dell’universo, due civiltà estremamente diverse, accomunate dal pericolo dell’estinzione. Il Distruttore, arcano manufatto più antico di Tyree e della Terra, si appresta a cancellare ogni forma vivente su questi due mondi. Terrestri e tyrenni sono chiamati a una difficile ‒ in apparenza impossibile ‒ cooperazione per salvare le proprie civiltà da un’entità capace di regolare a piacimento l’evoluzione stessa delle stelle. Il Distruttore, infatti, si nutre del vuoto stellare e il suo potere sembra non avere limite. La lotta per la sopravvivenza passa per l’impervia via delle stelle...

Pubblicato nel 1978, questo romanzo è apparso in Italia per la prima volta nel 1980 con la stessa traduzione usata per questa nuova edizione Urania. Specchio fedele delle tematiche più frequentate da Alice Sheldon (vero nome di James Tiptree Jr., insolito caso di pseudonimo maschile per una scrittrice) durante la sua interessante produzione letteraria, il romanzo ha tutti gli ingredienti per mettere alla prova le capacità del lettore superficiale. La Sheldon non concede molti punti di riferimento, perfino l’identità di genere è messa in discussione e volutamente ribaltata. Attraverso il rapporto fra umani e tyrenni, infatti, vediamo come sia messa in discussione la separazione stessa dei ruoli maschile e femminile: presso i tyrenni sono i maschi ad occuparsi dei piccoli e a seguirne la crescita, mentre le madri si occupano di esplorare il pianeta e cavalcare i venti con le loro ali. Inoltre, è proprio questa forma di paternità a garantire la predominanza sociale sulle femmine, le quali vorrebbero emanciparsi acquisendo anche loro il diritto di occuparsi della prole. Il ribaltamento e la confusione dei generi è completato dai frequenti scambi mentali fra corpi maschili e femminili e conseguenti cambi di prospettiva narrante che, a tratti, mettono in crisi la leggibilità stessa del romanzo. La Sheldon gioca una partita forse troppo sottile, fa ballare il lettore su un filo trasparente e sfuggente nella controluce della trama. Il risultato è un romanzo molto interessante, ma che non riesce a catturare il lettore fino all’ultima pagina.



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