La dodicesima Sibilla

La dodicesima Sibilla
Orde scalpitanti di Quadi, Alamanni e Burgundi sono una bella spina nel fianco per Valentiniano I, un grattacapo più che sufficiente a turbare i suoi imperiali sogni. Come se non bastasse – la regola del “piove sempre sul bagnato” vale per tutti, anche per gli imperatori romani –, nel corso della campagna militare, un misterioso assassino ha tolto di mezzo uno dei suoi schiavi, l’effemeride, piantandogli uno stiletto alla base del collo. Un modus operandi che si ripete, identico, anche a Treviri, dove Cloe, una delle ancelle dell’imperatrice Giustina, viene trovata senza vita in una porcilaia. Cosa si nasconde dietro morti così insensate? È possibile che lo spietato burattinaio intento a muovere i fili sia Druso, il figlio naturale di Valentiniano, così inquieto e inquietante, così ambizioso da non conoscere limiti? Se le cose stanno così, la persona più adatta a risolvere la faccenda è il magistrato Caio Celso, già avvezzo alle malefatte di Druso e con un enorme conto in sospeso con lui. Chiamato in tutta fretta a Treviri dall’imperatrice, Caio Celso dovrà districarsi tra prove fabbricate ad arte, depistaggi e interrogatori, mentre l’ignoto assassino continua a mietere vittime… Riuscirà il magistrato-detective a venire a capo della faccenda prima che il piano criminale raggiunga il suo vero obiettivo?
È un Impero romano all’alba della sua irreversibile decadenza quello che fa da sfondo alle avventure investigative di Caio Celso, il magistrato con il fiuto di uno Sherlock Holmes avant la lettre creato da Luigi De Pascalis, prolifico – e pluripremiato – scrittore votato per lo più al genere fantastico ma assolutamente a suo agio anche nell’evocare le turgide atmosfere del IV secolo dopo Cristo, mescolando Storia e romance senza ombra di forzature, ma con invidiabile souplesse. Tra la minaccia sempre più pressante dei barbari, i vecchi dèi ancora forti ma destinati a un inevitabile pensionamento (a causa anche di quei rompiscatole degli esorcisti cristiani, impegnati a combatterli a suon di bastonate), lo sfarzo di Treviri e la pullulante confusione delle strade di Roma, terribili supplizi e riti magici, schiavi e sibille, l’indagine di Caio Celso (qui alla sua terza avventura) corre via spedita e piacevole, grazie a dialoghi briosi, un’ottima caratterizzazione dei personaggi e una generosa dose d’ironia. Un affascinante affresco storico e un congegno giallo (con qualche venatura fantastica) perfettamente oliato, uniti in un romanzo fresco e appassionante, arricchito da un finale per nulla scontato. Convincente.

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