La dolcezza delle lacrime

La dolcezza delle lacrime

Orfeo è colui che ci è stato tramandato dalla tradizione come l’inventore della malia seduttiva di quel canto poetico che il racconto musicale degli aedi diffondeva nella civiltà preletteraria. Figlio della musa Calliope e del re della Tracia Eagro, anche se la paternità viene da alcune fonti attribuita ad Apollo, era dotato di una rara capacità di coniugare la voce e il suono della cetra. Egli tendeva le corde del suo strumento e lasciava scoccare i suoi canti poetici con la stessa precisione di un infallibile arciere. Un potere invincibile che gli aveva consentito di neutralizzare il canto delle sirene e il movimento delle Simpleiadi per favorire il corso della navigazione degli Argonauti, di muovere all’incanto i fenomeni della natura, di commuovere le anime dei defunti e perfino di far conoscere per la prima volta alle Eumenidi la dolcezza delle lacrime. Nemmeno Ade e Persefone riusciranno a resistere alla supplica che Orfeo intonerà dinanzi a loro per riavere nuovamente in vita la moglie Euridice…

L’ultimo libro di Eva Cantarella – tra le più note studiose dell’antichità greca e latina – come già i precedenti si presenta in una veste ammiccante e di agile fruibilità, anche da parte del lettore abituale usualmente meno avvezzo a frequentare questo genere di pubblicazioni. La dolcezza delle lacrime è uno di quei testi che meritano davvero di uscire dall’angusto recinto dei suoi ambiti disciplinari, per sollecitare ognuno di noi a guardare con occhi diversi al mondo classico. Con un linguaggio chiaro e suggestivo l’autrice libera la figura di Orfeo da ogni possibile incrostazione mitologica e le restituisce aspetto e fascino. Il suo bellissimo volumetto, che in verità meriterebbe ben più della nostra breve segnalazione, costituisce un encomio insieme umile e nobile, al fascino dell’arte poetica, alla verità della tradizione e alla sacralità delle sue radici. Ma anche un libro nemico dei luoghi comuni, dove il rigore dell’intelligenza e la pratica appassionata dello studio sono un antidoto all’ovvietà e uno stimolo alla riflessione sulla funzione sociale della poesia e della musica e la loro valenza immortale.



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