La donna in bianco

La donna in bianco
1860 o giù di lì. Al termine di una lunga e calda estate Walter Hartrigh si trova a passeggiare per Londra senza forze, senza allegria e pure senza soldi. La sua tendenza a donare con poca riflessione lo costringerà probabilmente a passare l'autunno con la massima attenzione al risparmio, tra il villino di sua madre nell'Hampstead e il suo modesto appartamento in città. Suo padre, come lui insegnante di disegno, è morto da alcuni anni e dei cinque figli solo Walter  e sua sorella Sarah sono sopravvissuti. Ha comunque lasciato un'assicurazione sulla vita che aveva permesso alla famiglia di non dover chiedere aiuto a nessuno. Al crepuscolo Hartrigh arriva davanti a casa di sua madre, la porta si spalanca prima ancora che suoni il campanello e viene investito dal saluto affettuoso del signor Pesca, il suo amico italiano. Si erano conosciuti in una famiglia presso la quale Walter insegnava disegno e il professor Pesca la lingua italiana: l‘uomo aveva lasciato l'Italia per motivi politici e da anni viveva ben sistemato a Londra. Pesca  non era un nano, ma certamente era il più piccolo essere umano che Walter avesse mai incontrato: per compensare il suo aspetto fisico aveva rafforzato nel carattere un lato eccentrico e considerando l'Inghilterra una nazione eccezionale, aveva prodotto una volontà ferrea nel volersi trasformare in tutto e per tutto in un perfetto gentiluomo inglese. Un giorno durante una nuotata in mare al largo di Brighton, Walter si accorge che l'amico non è più al suo fianco, si volta verso riva e osserva la superficie dell'acqua: per un istante scorge due minuscole braccine bianche che si agitano sparire nel blu...
Wilkie Collins, prendendo spunto da un fatto di cronaca e da episodi autobiografici, scrisse tra il 1859 e il 1860 questo romanzo pubblicato a puntate sulla rivista popolare All year round, diretta dall'amico Charles Dickens. Ottenne un successo strepitoso e dette origine a quella che poi fu definita "sensational novel" caposcuola dei moderni polizieschi, un misto tra inchiesta e thriller. Questa storia è costruita esclusivamente sulle testimonianze raccolte dal protagonista principale, Walter Hartrigh, che si ritrova, per amore, a fare l'investigatore dilettante. Il lettore, come in un gioco di specchi, impara a conoscere i personaggi attraverso i racconti separati che ciascuno fa dell'altro; così anche le  informazioni sul caso emergono via via, frammenti di notizie che uniti a coincidenze sorprendenti ma plausibili si ricompongono in una soluzione logica e danno forma a un quadro ricco di particolari che trasmette emozioni. Un quadro di parole. Infatti le descrizioni, sia dell'aspetto fisico dei personaggi che del loro carattere, sembrano veri e  propri dipinti; Wilkie, che come il padre e il fratello è stato un prestigioso pittore, ha riportato nella scrittura l'attenzione al particolare, alla sfumatura, ai contrasti. Si percepisce che Collins scrivendo si è divertito, ha scelto le parole, i nomi dei personaggi, dei luoghi, in modo che nascondessero enigmi o trapelassero scie di verità. Pagine e pagine che procrastinano lo scioglimento del mistero, una strategia dell'attesa che tiene avvinti fino all'ultima parola, una collezione di personaggi mai coerenti nel loro essere malvagi o buoni, uno stile senza sentimentalismi, una società priva di falsi virtuosismi dove la giustizia, seppure con molto sforzo, riuscirà a  trionfare.

 

 

 

 
 
 
 
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