La donna del ritratto

La donna del ritratto
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Barcellona. Tomás è un quarantenne professore universitario sposato con Luisa. Mentre sta trascorrendo una settimana solitaria poiché la moglie è fuori città per lavoro, Tomás incontra casualmente Claudia, una donna conosciuta in gioventù e della quale all’epoca era segretamente innamorato. I due decidono di festeggiare l’incontro che dopo una cena si trasforma in una notte infuocata. Claudia si sta allontanando dal marito, troppo rude e possessivo, e l’incontro risveglia in Tomás un sentimento che sentiva sopito, anche perché con Luisa i rapporti si sono molto raffreddati, sebbene nessuno dei due lo abbia ancora ammesso. Tornatosene a casa, l’uomo scopre di avere ancora con sé le chiavi di casa dell’amante, che però non risponde più al telefono. Questa avventura ha oramai innescato in lui un desiderio di cambiamento e di riscoperta dei vecchi sentimenti che aveva accantonato per pensare al futuro ma, una volta confessato il tradimento alla moglie, la donna se ne va di casa e la vita di Tomás comincia a prendere una piega inattesa. Il posto di lavoro all’università viene messo in discussione, così come la sua possibilità di mantenersi da solo e soprattutto Claudia non dà più notizie di sé, tanto che l’uomo comincia a pensare che il marito abbia potuto commettere un omicidio. Con l’aiuto di due amici, Tomás decide quindi di tornare nell’appartamento dell’amante, sperando di trovare qualche traccia o perlomeno cancellare le sue e riportare nella casa le chiavi che potrebbero in qualche modo incriminarlo…

“Uno desidera sempre quello che non ha. Soprattutto se lo ha avuto. Quello che non sapevo è che quando lo riacquisti non è più lo stesso. È come riaccendere una sigaretta spenta: la sigaretta è la stessa, ma non ha più il sapore di prima.” Questo è ciò che Tomás non comprende ritrovando Claudia. Il fuoco che si riaccende in lui dopo la notte d’amore è solo una tenue fiammella che non riscalda. Ma non solo. Anche il tentativo di recuperare il rapporto con la moglie ha il gusto di una sigaretta spenta e poi riaccesa. Meglio sarebbe non farlo. E poi, come dice lo scrittore, saggista e linguista spagnolo Ferlosio: ci sono personaggi del destino e personaggi di carattere. I primi vivono sempre proiettati nel futuro, corrono senza tregua tra il ieri e il domani, come eroi epici. Il personaggio del destino non vive nel presente ma per il futuro, mentre il personaggio di carattere è quello che vive davvero, poiché lo fa per il puro presente, per l’attimo nel quale trova appagamento. La storia di Tomás dunque dovrebbe essere proprio questa: quella del personaggio del destino che nel corso della sua vita si trasforma in un personaggio di carattere, proprio come i due ritratti eseguiti da Diego Velásquez a Juan de Calabazas che nel secondo ritratto, dipinto dieci anni dopo, si trasforma nel Bobo de Coria, il buffone di corte ed esempio di personaggio di carattere. Ma la verità è però diversa. Nella prefazione dell’autore ritroviamo lo stesso concetto replicato sul romanzo stesso. Dopo averla pubblicata una prima volta nel 1997, Cercas riscrive la storia togliendo ‒ con una sorta di liposuzione ‒ quanto in eccesso. Ed il libro, che in origine era stato pensato come “il libro” del destino, si trasforma in una creatura più schietta e che vive nel presente. Per questo, sembra che personaggio e romanzo nel corso della lettura subiscano entrambi una sorta di mutazione:da personaggio e libro del destino a personaggio e libro di carattere, trovando ciascuno una dimensione più consona e godibile.



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