La donna senza nome

Vermont, 3 Novembre 2011. Rachel Rath si sente osservata: non sa da chi, non capisce perché, ma sa che qualcuno la sta spiando, sta guardando quello che fa ed è sicura che riesca anche a sentire la sua paura. Un senso di disagio la assale, qualcuno sta violando quel suo momento di vita, è terrorizzata e la mente le impone di avvertire il suo fidanzato che è lì con lei. La sua mano si muove, vorrebbe strattonare il braccio di Felix per dirgli del pericolo che avverte ed ecco che incrocia lo sguardo di quell’uomo, due occhi minacciosi che le tolgono il respiro. Frank Rath è scioccato dalla telefonata che ha appena ricevuto: è stato Ned Preacher a chiamarlo, quel folle, quel pazzo assassino. Il canto dei canarini, che ha fatto da sfondo alla telefonata, gli fa gelare il sangue. Rachel a casa ha due canarini, quelli del suo fidanzato Felix, e Rath non può che arrivare a un’unica e sola conclusione: Preacher è a casa della ragazza e vuole farle del male. Quella stessa mano che si è macchiata del sangue dei genitori della piccola Rachel, quando lei aveva ancora pochi mesi, vuole infliggere nuove sofferenze. Sono passati sedici anni da quel giorno: sedici lunghi anni da quando Rath ha scoperto i cadaveri trucidati e martoriati di sua sorella e di suo cognato. La piccina, per fortuna o per scelta del mostro, era nella sua camera, ancora viva. Un omicidio atroce, frutto della mente perversa di Preacher, che adesso è libero per buona condotta e che durante quella assurda telefonata, ha insinuato di essere il padre biologico di Rachel. L’assassino potrebbe essere il genitore di quella ragazza di cui lui si è occupato da quando è rimasta orfana, prendendola con sé, che ha amato e ama come una figlia. Preacher potrebbe essere il padre di quella sua nipote, ignara di tante cose. Il terrore si impossessa della mente di Rath: deve correre dalla ragazza, subito! Deve allertare la polizia immediatamente! Ed eccolo l’uomo, il padre, che con tutta la forza dell’amore si precipita, sotto una pioggia battente, verso casa della figlia che sente in pericolo. Sfreccia con la sua vecchia Scout, cerca di avvisare la polizia, cerca di contattare la detective Sonja Test con cui ha collaborato come consulente in una sua recente indagine, cerca di urlare tutta la sua paura per Rachel e spera che qualcuno lo ascolti. Finalmente arriva a destinazione, di fronte a casa di sua figlia, vicino a quell’abitazione violata, per salvare la sua bambina che ha provato a chiamare innumerevoli volte, senza avere risposta. Nonostante la ritrosia degli agenti, che intanto sono accorsi, Rath sfonda la porta e stringendo la sua calibro 22, percorre le scale che portano alla camera da letto, nel silenzio più assordante, sperando che non sia troppo tardi…

La donna senza nome è il thriller che nasce dalla penna di Eric Rickstad, che vede il ritorno del detective Frank Rath, già noto protagonista de Le ragazze silenziose, il primo libro dell’autore tradotto in Italia, edito dalla Newton Compton Editori. Ambientato nei boschi del Vermont, realmente conosciuti e frequentati dall’autore – sembra sia sua abitudine armarsi di quaderno e matita e andare a cercare ispirazione per le sue storie proprio tra i boschi della sua zona-, La donna senza nome vanta una trama ricca e compatta, dove nulla è scontato. Ricca di colpi di scena, la narrazione si incentra sulla figura di Rath, che si ritrova a combattere contro la peggiore delle sue paure: perdere sua nipote Rachel, quella ragazza a cui ha dedicato larga parte della sua esistenza. Per proteggere il suo bene più prezioso, è costretto a guardare negli occhi chi ha trucidato una parte della sua famiglia, nei confronti del quale il detective si sente impotente. Quello stesso uomo, che svolgeva il ruolo di tuttofare a casa di sua sorella, quella stessa persona che ha ammazzato lei e suo marito come maiali al macello, quello stesso losco figuro che cerca di infangare il nome di Laura, sostenendo di esserne stato l’amante. Rath non è solo in questa lotta: al suo fianco c’è la detective Sonja Test, un personaggio ben delineato da Rickstad, una donna forte e astuta, con una grande debolezza interiore, a cui cerca di far fronte con tutte le sue forze. Grande la capacità dell’autore di presentare i personaggi e di disegnarne i contorni, ancor prima di far conoscere al lettore le loro paure. Bella e intrigante l’idea di incastonare la storia in uno scenario ambientale, dove la pioggia, la nebbia e il freddo la fanno da padrone. Magistrale il modo delicato e sottile con cui Rickstad affronta il tema del legame tra padre e figlia. Un rapporto in crescendo, che sembra essere parallelo al crescendo della storia, sino a incrociarsi con essa e diventarne un tutt’uno. Il romanzo è impreziosito da una nota finale di Rickstad, in cui l’autore spiega cosa ispira le sue storie, oltre che trovare spunto nelle opere di scrittori come King e Poe. Una spiegazione alquanto inaspettata, che narra di come “la violenza possa colpire ovunque, in qualsiasi momento”.

 


 

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