La doppia vita di Rimbaud

La doppia vita di Rimbaud

Il coraggio. E il genio. Sono essenzialmente queste le due caratteristiche che separano Rimbaud da molti altri possibili poeti, come dallo stesso Edmund White, acclamatissimo biografo americano che percorre la vita dell’enfant prodige simbolo del Romanticismo quasi ne fosse un corrispondente epistolare. White, difatti, entra con dimestichezza ed invidiabile senso dell’orientamento tra le pieghe emotive e morali di Arthur Rimbaud, ripercorrendone, attraverso episodi e scritti, vita familiare, incontri, fughe ed amori. Scopriamo cosi che lo sbandato poeta rivoluzionario, nato nel 1854 in un paesotto delle Ardenne, fu scolaro esemplare e figlio amatissimo di una madre austera e importuna. Gli insegnanti lo descrivevano piccolo, timido, leggermente affettato e ossequioso, con le unghie pulite e i quaderni tenuti in modo impeccabile: un piccolo mostro di perfezione, fatto per vincere le competizioni scolastiche e divenire il pupillo del preside. Ma il vero punto di riferimento di Rimbaud (il cui padre era scomparso da Charleville quando Arthur aveva appena sei anni) fu il professor Georges Izambard, un poeta appena ventenne assunto per insegnare retorica e da cui il giovane Arthur rimase subito affascinato. Il professore, inizialmente diffidente nei confronti del ragazzo, cominciò pian piano ad apprezzarne le doti, ed aprì al giovane studente le porte della sua biblioteca, ricca di testi e riviste recenti ed introvabili nelle biblioteche pubbliche. L’amicizia con Izambard rappresenta la prima spinta che Rimbaud ricevette verso la poesia e gli ambienti letterari dell’epoca, che raggiungerà il suo culmine nel determinante incontro con Paul Verlaine. Lo stesso White descrive con una punta di invidia la fortuna che accompagna la sfacciata intraprendenza di Rimbaud, che, ancora sconosciuto, scrive al già affermato Verlaine una lettera di ammirazione e desiderio e riceve in risposta i soldi del biglietto per Parigi...

Edmund White era ancora al liceo quando lesse per la prima volta la biografia di Rimbaud, ed afferma: “Quelle tracce della meteora Rimbaud bastarono a darmi una speranza, come omosessuale frustrato, come aspirante scrittore e come frocio ribelle”. L’intero racconto, ricco di cenni storici e generoso di descrizioni affascinanti e coinvolgenti, è permeato dal raffronto personale del biografo con la vita del poeta maledetto, offrendo  un’intrigante trasposizione temporale che rende Rimbaud nostro coetaneo. Anche le citazioni poetiche e letterarie sono analizzate alla luce delle più moderne teorie psicanalitiche, instillando nuove possibili interpretazioni del pensiero rimbaudiano. Interessante anche il titolo del libro, che si presta alle diverse angolazioni. La biografia tracciata da White è quanto mai innovativa ed originale, scorrevole alla lettura e piacevole nel suo ritmo altalenante, con un solo neo: la caparbia ricerca dell’autore nel voler a tutti i costi determinare l’orientamento sessuale di Rimbaud. Quasi ossessionato dalla necessità di definire l’erotismo del poeta, White analizza gli amori e gli incontri della sua intera vita, ricorrendo perfino ad azzardate interpretazioni di acerbi sonetti giovanili. Si sofferma persino sulle modalità dei suoi incontri amorosi, illustrandocene particolari romantici e scabrosi. Un accanimento pruriginoso ed insensato, assolutamente inadeguato nei confronti di un artista che evidentemente fu, fin negli aspetti più intimi, e a discapito di ogni catalogazione, davvero ribelle.



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