La fabbrica delle meraviglie

La fabbrica delle meraviglie
Giugno 1852. Quello che caratterizza la zia Alice è uno spiccato interesse per il benessere del suo Robert. Non atti di commovente amore materno, bensì manifestazioni di cupidigia e di determinazione incrollabile. Katherine, che della famiglia tiene i conti, sola e saldamente realista, non potendo metter fine alle mire della gretta, a suo modo resiste alle sue logiche, fin quando i segni di malattia mentale dello zio Tulman e il preoccupante patrimonio, compresa la fonte ridotta dei loro quattrini, non incentivano una nuova strategia. La giovane inglese, allora, non può che sferragliare verso Stranwyne Keep, la tenuta dei Tulman, metter ordine, salvare il salvabile e pure le apparenze…
Meraviglioso nelle forme classiche del mistero, il romanzo di Sharon Cameron conserva nel suo aspetto originale più ispirazioni; può dirsi fantastico e, forse, steampunk; una storia ancora invasa da un flutto di temi gotici e sentimentali; un young adult in stile vittoriano, i cui particolari prendono vita in una tenuta d'Inghilterra abituata a nascondere i propri ritmici meccanismi di fabbrica. L'eredità in pericolo di Robert il "Grasso" fa emergere una trama finissima di prove, memorie, brividi e sentimento (non privo di sospetto!), e ancor più un imponente e imbarazzantissimo progetto da prendere in esame. Mentre queste pagine si illuminano di personaggi, conversazioni e chiarimenti, la felicità della signorina Katherine riassume colore e le attenzioni per lo zio Tully e per i suoi giochi si rivelano occasioni di una inimmaginabile contentezza. Come accade alla «bimba di Simon», se si dà prova di generosità e coraggio, non più plasmati dalla normalità e pronti invece a meravigliar se stessi, tutto può sempre cambiare. Compreso il finale! Si attende, semplicemente, il sequel.

 

 

 

 
 
 
 
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