La famiglia Fang

La famiglia Fang
Ai fratelli Fang ultimamente le cose stanno andando parecchio male. Annie Fang in passato aveva riscosso un discreto successo. Nominata all’Oscar come miglior attrice protagonista, era arrivata ad un passo dalla vittoria della statuetta, mentre la sua storia d’amore con il celebre scrittore di bestseller era una delle più ammirate di Hollywood. Ma quello era, appunto, il passato. Adesso gira tutto storto: l’ultimo film di Annie sta riscuotendo solo critiche e la storia con lo scrittore è diventata un tormentato ‘lascia e prendi’. A dargli la mazzata finale sono arrivati anche gli scandali: la sua scappatella lesbica con una collega riempie le pagine dei giornali scandalistici, mentre il primo piano rubato delle sue tette sta spopolando sul web. Suo fratello Buster Fang, dopo essere salito alla ribalta con il suo romanzo d’esordio, non era stato in grado di bissare il successo con il sequel e ultimamente l’ispirazione lo evitava come un appestato. Per sbarcare il lunario è costretto a scrivere improbabili articoli su fiere di paese o bizzarri fabbricanti di armi spara-patate. Proprio uno di questi oggetti, simpatici ma pericolosi, gli ha provocato un trauma facciale dalla duplice conseguenza: deformazione del volto e debito con la sanità locale di diciottomila dollari. Insomma: i fratellini Fang sono in crisi creativa, fisica, economica e sentimentale. E qual è il miglior rifugio dal mondo per due giovani sull’orlo della depressione? Non la casa dei genitori, se questi si chiamano Camille e Caleb Fang…
Brillanti artisti che riescono a estrapolare dalla vita reale la vera essenza dell’arte o pazzi squilibrati che si meritano la galera? Acclamati maestri di performance art che sacrificano la famiglia in nome della loro dottrina o genitori degeneri dal cuore di pietra? Il divertentissimo romanzo d’esordio dello scrittore inglese Kevin Wilson è sì intitolato a tutta la famiglia Fang, ma sono i due genitori a rubare completamente la scena. Bizzarri, egocentrici, folli, ogni attimo della loro vita ha un solo scopo: la loro arte. Sempre che di arte si possa parlare. Già, perché i loro happening progettati a tavolino con la stessa passione creativa di un pittore al primo schizzo assomigliano parecchio ad una serie di scherzi, irresistibili ma anche un po’ pesanti. Fortunatamente però, lo scopo dell’autore americano non è quello di farci capire quel genere di arte né convincerci che uscire a sorpresa da una casa in fiamme sia un’opera grandiosa come la primavera di Botticelli. Ed anche se probabilmente i conoscitori e gli appassionati della performance art avranno dalla loro parte più elementi per giudicare,  più spunti di riflessione, tutti gli altri - scettici compresi - avranno comunque modo di leggere un bel romanzo, riflettere sul rapporto genitori-figli e, soprattutto, divertirsi.

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