La felicità è una storia semplice

La felicità è una storia semplice
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Vito Baiocchi ha poche cose: 46 anni, una forte pinguedine e un’iguana di nome Calipso. Per nessuna di queste vale la pena vivere. Vito Baiocchi non ha un lavoro, non ha una donna, non ha colleghi, non ha amici. Per queste mancanze vale la pena morire. Un biglietto d’addio, una corda lunga due metri che penzola dal soffitto e una sedia di vimini su cui issarsi faticosamente per mettere fine, dopo altri tentativi sfumati, alla sua insoddisfacente esistenza. Ma prima che compia il passo nel vuoto ecco che squilla il cellulare. È la nonna ottantacinquenne che pretende la sua presenza per recarsi alla dimora di Gibellina, in Sicilia. L’uomo tenta di tirarsi indietro, ma la donna è perentoria e come sempre lo piega ai suoi desideri. Dopo anni di restauri vuole ammirare la villa e lui è obbligato a lasciare Londra per raggiungerla a Milano e farle da scorta. Come risolvere la situazione? Vito affida la casa e Calipso a Olga, la colf che ha assunto quando ha deciso di farla finita – in effetti secondo i suoi piani la donna doveva rinvenirne il cadavere – e grazie al volo pagato dalla nonna raggiunge l’Italia. Sudato, affamato, in procinto di prendere una multa perché privo del biglietto per l’autobus la sua esistenza grama pare destinata ad arrancare ancora verso baratri via via più profondi, dove umiliazioni e delusioni lo aspettano a braccia aperte. Il tempo scorre, la nonna ha i suoi rigidi programmi da seguire e l’affannato Vito è costretto a starle dietro e affrontare il lungo viaggio in macchina fino alla Sicilia…

Vito Baiocchi è un personaggio a dir poco fantozziano: qualunque cosa faccia gli va storta, incluso suicidarsi. La sua mole è inversamente proporzionale alla sua volontà, chiunque gli impone le proprie scelte e lui fiaccamente le subisce, incapace di opporsi e imporsi. Il viaggio con la nonna mette in evidenza le caratteristiche di un individuo che non suscita compassione ma la voglia di dargli una vigorosa scrollata di spalle. E la scrollata di spalle, alla fine, arriva inaspettata. Un viaggio di pochi giorni che fa riscoprire i luoghi più interessanti di alcune delle maggiori città italiane: Firenze, Roma, Assisi, Napoli, Palermo e infine la rinata Gibellina, città devastata dal terremoto che nel 1968 frantumò la valle del Belice, evento che ha avuto un grande peso sull’esistenza di Vito e di sua nonna Elvira. Quando ciò a cui teniamo ci scivola dalle dita o rinunciamo a tutto o afferriamo qualcos’altro. Un libro che fa sorridere, che pizzica certe corde del cuore, che spinge a pensare a situazioni vissute e sensazioni provate. Fresco, dolce e amaro, con una narrazione calibrata e mai stancante che guida il lettore fino all’ultima parola. Lorenza Gentile ha compiuto i suoi studi tra Londra e Parigi, il suo romanzo d’esordio Teo le è valso vari Premi letterari internazionali, nel 2016 ha debuttato a Londra con la sua prima opera teatrale. L’arte, il teatro e la scrittura sono le sue passioni. Uno spirito creativo, una penna felice, un’autrice di cui seguire i passi.



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