La fiera delle vanità

All’Istituto per Signorine Chiswick Mall è giunta un’elegante carrozza per prelevare due allieve diciassettenni e condurle verso il loro futuro. Amelia Sedley, figlia di un agiato mercante di Londra, amata e vezzeggiata in virtù della sua posizione sociale e della sua bontà d’animo e Rebecca Sharp, figlia di un pittore alcolizzato di Soho, ospitata al collegio solo per sfruttarne l’eccellente conoscenza del francese e della musica, bellissima e destinata a lavorare come istitutrice presso nobili famiglie. La residenza dei Sedley è pronta ad accogliere Amelia e la sua amica, in attesa che costei parta per l’impiego presso i Crawley, al termine delle due settimane di vacanza. Becky non nutre verso Amelia slanci affettivi e l’ingenua amica non coglie le sfumature di opportunismo e furbizia nell’indole della sua compagna. La ricchezza di casa Sedley colpisce la giovane Miss Sharp e l’incontro con Joseph Sedley, fratello di Amelia, scapolo, grasso e schivo, fa sorgere nella sua mente un piano: sposarlo e sistemarsi per sempre. Desidera entrare a fare parte di quel mondo altolocato e non essere costretta a lavorare per vivere. In fondo è bella, intelligente, istruita, ha tutte le caratteristiche per essere “una signora”. Sedurre Joseph è una passeggiata, fingere modestia e innocenza fa parte del gioco e Amelia non vede l’ora che il fratello faccia la proposta a Becky. Tutto procede alla perfezione in quelle due settimane. Tutto tranne il disprezzo di George Osborne, spasimante di Amelia, verso la sua amica. Il rampollo non ha alcuna intenzione di accettare una squallida ragazzetta senza valore sociale come cognata. Chiede all’amico William Dobbin di farle la corte e rimescolare le carte e allo stesso tempo insinua il dubbio in Joseph. La proposta di matrimonio non viene fatta. Al termine della vacanza la scaltra Becky è costretta a salutare i Sedley, pur carica di doni, e avviarsi verso casa Crawley pronta a tessere nuove trame per trovare il suo posto nella società…

“Io non sono un angelo”, questo è un punto che Becky chiarisce fin da subito. L’infanzia con un padre alcolizzato che picchia lei e la madre, lo studio d’arte pieno di uomini che la mettono al centro dell’attenzione e poi la disgrazia. Viene accolta per pietà in un collegio dove è umiliata dalla direttrice e temuta dalle compagne. Becky è una vittima della sorte o una giovane donna che cerca di conquistare la grandezza? Lo stesso Thackeray è poco indulgente verso la sua eroina: “Il mondo è uno specchio che restituisce a ognuno la propria immagine.” Il romanzo è ambientato agli inizi del 1800, è il periodo della reggenza e l’epoca georgiana è in declino. Ricorrono i temi della preoccupazione per il rango sociale, l’orgoglio della nascita, la debolezza umana fatta di ipocrisie e perbenismo. La pubblicazione de La fiera delle vanità avviene a puntate tra il 1847 e il 1848, per poi uscire in volume unico e pur essendo solo il secondo romanzo di Thackeray - che a detta di Chesterton presentava uno “stile disarticolato” - è notoriamente il più celebre. Realismo e satira sociale la fanno da padroni. Questo è il libro che Charles Dickens temeva. Nel periodo in cui la rivalità tra i due scrittori era all’apice, il loro rapporto alternava scaramucce e ammirazione: “Io posso litigare con l’arte di Dickens milioni e milioni di volte. Ebbene, mi delizio e meraviglio del suo genio.” E le diverse origini contavano non poco: Thackeray era nato a Calcutta, suo padre era un importante funzionario della Compagnia delle Indie, Dickens era figlio di un impiegato finito in prigione per debiti. Differenze che finivano sui giornali, esacerbate dagli insulti di John Foster, amico e biografo di Dickens, tagliente quando si trattava di difenderlo a discapito di Thackeray. Nella prefazione al libro l’autore presenta sé stesso come un imbonitore impegnato a mostrare al pubblico uno spettacolo rumoroso e poco edificante, descrive le sue eroine come marionette curate in ogni dettaglio, destinate a entusiasmare il pubblico sollevato il sipario. E non a torto se si considera la fama del libro fino a oggi. Ristampe a non finire, versioni teatrali e trasposizioni cinematografiche, la prima nel 1911 e la più raffinata nel 2004 per la regia di Mira Nair. Infine la nuova serie televisiva, con il lancio in settanta Paesi per il 2018, curatissima nelle ambientazioni e nei costumi, con un cast giovane e pronto a conquistare vecchi e nuovi fan.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER