La fiera mondiale

La fiera mondiale

Edgar, Donald, Dave, Rose sono il nucleo familiare intorno a cui si sviluppano in larghi cerchi concentrici le storie di una più ampia famiglia ebraica, rievocate attraverso la ricostruzione dei ricordi di Edgar bambino, spesso interpolati da capitoli affidati a voci narranti diverse, quali quella di sua madre Rose, suo fratello Donald, la zia Frances, a cui Edgar affida la ricostruzione della problematica figura di suo padre Donald, socialista come il proprio padre, commerciante sprovveduto, giocatore incallito, donnaiolo che con le proprie intemperanze distrugge progressivamente quello che era iniziato come un matrimonio perfetto. Lo scanzonato intellettuale e la giovane timida sono passati da una vita bohémien nel Village a una vita convenzionale in cui la onnipresente famiglia di lui ha assunto un ruolo di censura e controllo sempre più stringenti. Edgar, il bambino “arrivato per sbaglio”, finisce per idolatrare il suo magnifico, paziente, affettuoso fratello maggiore Donald, non potendo forse ammirare il proprio padre. I suo ricordi ci restituiscono uno spaccato della New York degli anni Trenta: una partita Dodgers-Giants, la sagoma gigantesca dell’Hindenburg “inviato da Hitler” che sorvola i cieli poche ore prima di incendiarsi, la parata di Charles Lindberg, le adunate naziste al Madison Square Garden, i programmi radiofonici di Babe Ruth, i rituali e le tradizioni di una famiglia ebraica, si alternano alle riflessioni del bambino su temi come la morte, l’amicizia, per culminare nella ricostruzione dei suoi ricordi più strepitosi: le due visite alla Fiera mondiale…

La scelta di inserire nel libro il punto di vista di voci narranti co-protagoniste degli eventi che Edgar ricostruisce conferisce alla narrazione la forza e le caratteristiche di una grande opera letteraria, evitandole di ricadere nella sfera del mero memoriale autobiografico. Le emozioni e i ricorsi che vengono impressi sulla carta non sono così solo quelle di un bambino dai sei ai nove anni, ma ad esse si contrappongono, sotto forma di lettera scritta all’autore, i ricordi spesso più crudeli nella loro completezza, dei tre adulti che maggiormente hanno influenzato la sua vita e quella di suo padre. L’incanto magico del bambino davanti ai padiglioni della Fiera mondiale è preceduto da mesi di suppliche per riuscire ad andarci e di preoccupazioni per non riuscire a vedere tutto. Il suo viaggio nel Futurama della General Motors, l’orgogliosa consapevolezza di aver visto il futuro, le meraviglie del Palazzo della Scienza, le giostre funamboliche sulle quali si è divertito nel corso della prima visita, il padiglione delle Stranezze incantano il bambino come finora solo il negozio di dischi di suo padre o i fumetti avevano fatto, ma non sono sufficienti a nascondere ai suoi occhi i segni della caducità, della decadenza che lo colpiscono nel corso della sua seconda visita a pochi giorni dalla chiusura dell’evento, quando realizza che presto i viali resteranno vuoti, i padiglioni saranno smantellati e nulla rimarrà di quello che era sembrato un intero mondo, se non ciò che lui deciderà di affidare alla Capsula del tempo… e che da essa ha probabilmente tirato fuori per affidarlo alla carta.



 

 

 

 
 
 
 

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