La figlia dell’aggiustaossa

La figlia dell’aggiustaossa
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Ruth Luyi Young è una donna di origini cinesi che abita a San Francisco col compagno americano, Art. Ha un lavoro impegnativo come editor e una convivenza che trascina i piedi, vincolata a ritmi e abitudini difficili da alterare. Ruth ha anche una madre soffocante, l’incontentabile LuLing, sempre pronta a dire la sua su tutto: sui parenti che hanno avuto fortuna e sono diventati ricchi, sul lavoro di Ruth, sull’educazione delle figlie di primo letto di Art, sull’atteggiamento arrogante dell’ex moglie Miriam, infine sul proprio difficile passato in Cina. Un atteggiamento che la figlia ha imparato a sopportare. Eppure qualcosa sta cambiando, la confusione di LuLing nel raccontare fatti della propria giovinezza e nel ricordare eventi contemporanei mette in allerta Ruth. Gli errori di memoria potrebbero essere campanello d’allarme di un problema ben più serio e il terrore che la madre sia malata la assale. Le imbarazzanti allusioni della donna a fatti a lei sconosciuti e che mettono in discussione i legami di sangue della loro famiglia gettano Ruth nel panico. Che sia colpa dell’incalzante disturbo senile di LuLing o che al contrario la malattia stia eliminando quei filtri che le hanno permesso di conservare per tutta la vita dolorosi e sconvolgenti segreti? Ruth deve ora trovare la forza di scoprire la verità e soprattutto accettarla…

Un libro appassionante, ben strutturato, forse il più riuscito della Tan, sia per la caratterizzazione psicologica dei personaggi sia per la capacità di far crescere la tensione nel lettore. Il confronto con una malattia invalidante come l’Alzheimer, che allontana chi ne è colpito dagli affetti più cari, è la spina dorsale della vicenda. Quando Ruth ha bisogno di scoprire i segreti di famiglia sua madre non è più in grado di accontentarla e qui entra in scena l’intelligente escamotage letterario di un diario lasciato da LuLing, scritto però in un cinese che Ruth non è in grado di comprendere. La traduzione del documento svelerà un passato inaspettato di cui si verrà a capo gradualmente. Come sempre la Tan attinge in modo creativo dalla tradizione cinese, descrivendo l’attività di un “aggiustaossa” –simile a un moderno fisioterapista – le cui pratiche venivano coadiuvate dall’utilizzo della magica polvere di ossa di drago, miracolosa secondo la medicina cinese, in realtà ossa di varia natura recuperate in caverne segrete. Interessanti le digressioni sul ritrovamento dell’Uomo di Pechino, risalente agli anni tra 1923 e il 1927, e sull’invasione giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Spunti abilmente intrecciati, linguaggio fluido, ambienti esotici per un racconto costruito su più piani di lettura. Nel 2008 al San Francisco Opera venne messa in scena una rappresentazione del romanzo di cui Amy Tan firmò il libretto e Stewart Wallace compose la musica.



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