La figlia dell'eretica

La figlia dell'eretica

"I segreti sono il mezzo attraverso il quale le donne stringono dei legami". 1752. Sarah Carrier scrive alla nipote Lydia in occasione del suo matrimonio. E' ormai molto anziana - settantuno anni, un'età formidabile per quel periodo - e non vuole morire senza tramandare alle generazioni che verranno la memoria dei tremendi fatti avvenuti a Salem circa sessant'anni prima. Era il 1690 quando la famiglia di Sarah (il padre Thomas, un gigante taciturno, la madre Martha, donna dura e fiera, la neonata Hannah, il primogenito sedicenne Richard, il fratello Tom e il piccolo Andrew) era fuggita dal villaggio di Billerica infestato dal vaiolo, portando senza saperlo la malattia con sé. Giunti al villaggio di Andover a casa della nonna materna, i Carrier devono risolvere il problema dell'accoglienza da parte della comunità locale. La paura del contagio è forte, ma l'intercessione del reverendo Dane, buon amico della nonna, permette alla famiglia di stabilirsi ad Andover. Dopo pochi giorni, Andrew mostra i sintomi del vaiolo, e Thomas Carrier decide di mandare Hannah e Sarah dalla zia Mary, a Billerica, violando la quarantena. Sarah ha così modo di conoscere una routine familiare molto dioversa da quella severa e avara di sentimentalismi imposta dalla madre Martha: lo zio Roger è un chiacchierone fascinoso e fanfarone che tramuta ricordi di massacri di indiani in epiche battaglie, la zia Mary è semplice e affettuosa, la cugina Margaret è una ragazzina bizarra e sognatrice che sente 'le voci', il cugino Henry è un ombroso adolescente. Intanto, mentre l'epidemia di vaiolo sembra diminuire d'intensità, nuove voci giungono dalle cittadine vicine, voci di stregoneria e di strani disturbi psichici. E proprio in quel momento Thomas Carrier torna a prendere le sue due bambine: il rapporto tra Sarah e la madre precipita ben presto, ma il destino ha in serbo per Martha ben altri dolori...
Il biennio 1691-1692 ha lasciato un'impronta nefasta sulla storia degli Stati Uniti: nella piccola cittadina di Salem, nel Massachussetts, dapprima a seguito degli isterismi di alcune teenager frustrate, poi sulla spinta del fanatico clero locale, si scatenò una terribile caccia alle streghe che portò decine di persone sul patibolo, centinaia in galera (compresi bambini di pochi anni!) e moltissime altre in tribunale a doversi difendere da accuse deliranti. Donne coraggiose e anticonformiste, oppresse da una morale retrograda e maschilista, furono sacrificate sull'altare di una follia religiosa, e il terrore e la vergogna regnarono sull'area per decenni. Tra le poverette impiccate anche una certa Martha Carrier, antenata di Kathleen Kent, raffinata business-woman texana, che ha deciso di coronare il sogno di una vita raccontando la terribile vicenda che ha ferito la sua famiglia secoli fa e che da allora viene tramandata di madre in figlia. E in questa sorta di Lettera scarlatta riveduta e corretta, è proprio il rapporto tra genitori e figli il cuore della vicenda, tantevvero che la caccia alle streghe inizia a 3/4 di volume, ed è più un climax finale che la spina dorsale del plot. Questo rappresenta forse il segreto della gradevolezza del libro, che rifugge gli effettacci narrativi tipici di certi romanzi storici per concentrarsi invece sull'interiorità dei personaggi e sulla definizione della complessa personalità della coprotagonista Martha (la voce narrante è quella della figlia Sarah). Romance e avventura, esotismo e spiritualità femminista si fondono armonicamente regalando ore di piacevole, piacevolissima lettura.

Leggi l'intervista a Kathleen Kent

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