La figlia sbagliata

Megan è una ragazza intelligente e capace, dotata anche di senso dell’umorismo, tanto che chiama la parte di sé più problematica e difficile Megan la Svitata. La giovane, in realtà, non è affatto svitata ma solo triste e fondamentalmente sola. I suoi genitori sono troppo occupati dalle loro rispettive vite per donarle l’attenzione che merita e in più sono divorziati; pertanto a Megan tocca il “rimbalzo” di colpe e recriminazioni sul fatto che la loro figliola sia così problematica e difficile. Ci sono solo due tenui luci in fondo al tunnel della tristezza congenita di Megan: il suo ragazzo, un giovane, bello e talentuoso afro-americano e il suo nuovo analista, il dottor Peters. Affascinante, comprensivo, amichevole e con una voce calda e impostata capace di far dire a Megan tutto quello che le chiede. E la ragazza si apre, racconta del difficile rapporto con i suoi genitori, del loro egoismo, della sua difficoltà a gestire i rapporti interpersonali e perché no, anche la sua stessa esistenza, e infine parla anche del suo ragazzo, di quello che prova per lui e di come il rapporto può evolversi o dissolversi con la stessa facilità. Il dottor Peters immagazzina ogni informazione, ogni dettaglio, ogni confidenza, ogni respiro della giovane e fiduciosa Megan e poi usa tutto questo per cercare di distruggerla e di colpire così tutta la sua famiglia. Ma chi è in realtà in dottor Peters e perché vuole fare del male proprio a Megan?

“Cosa mormoravano in realtà gli orsi? Ma niente, proprio niente. Non lo sai che gli orsi non parlano?”. La figlia sbagliata è probabilmente uno dei romanzi meno riusciti di Jeffery Deaver, nel senso che non c’è né la tensione né il pathos che si ritrovano in quelli della serie di Lincoln Rhyme e neppure quel mondo dell’avvocatura di successo americana che tanta affascina i lettori di legal thriller. In questo romanzo la cosa che colpisce principalmente è la volontà dell’autore di trattare un tema abbastanza scontato come la vendetta, ma di farlo a suo modo. Partendo da lontano, dal complicato rapporto genitori-figli, specialmente se questi ultimi sono adolescenti, e aggiungendoci crisi di mezza età, problemi di coppia mai risolti, ambizioni personali e fragilità umane. A cosa sono disposti a credere gli esseri umani pur di alleviare le proprie pene? Al fatto che gli orsi mormorano tra loro e seminano zizzanie? Forse. Anche. In una società individualistica trovare qualcuno che ti ascolta veramente è quanto di più difficile e insieme meraviglioso possa esserci. Megan è frutto dei suoi tempi, del suo mondo, della sua famiglia “moderna”. Desidera comprensione e complicità ancora prima che amore. Desidera essere considerata. Ma non è quello che desiderano tutti ormai? Essere considerati vuol dire esistere. E allora largo ai ciarlatani, agli imbonitori, ai falsi messia e perché no, anche ai vendicatori seriali. In questa intuizione è la chiave del romanzo di Deaver, un thriller psicologico in cui la tensione è solo accennata ma alla fine il lettore rimane soddisfatto da quello che ha letto perché il nemico quasi mai si presenta con corna, coda e forcone ma molto spesso travestito da angelo di luce. Questo ci dice Deaver. E tutto sommato va bene così.



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