La fine del sesso?

La fine del sesso?

Di sesso parliamo da sempre. È dai tempi della scuola che confrontiamo - magari con ostentazione e vanto - le nostre conoscenze in materia, un po’ inventando, un po’ deducendo, un po’ esagerando. Ma da quando c’è internet, allora… siamo diventati tutti esperti. Aggrappati alle quattro certezze che, al riguardo, già avevamo: prima, fare sesso è naturale. Seconda, i sessi sono due, e tutto il resto è orientamento, preferenza o moda. Terza, il sesso fa nascere i bambini (o dovrei dirvi due parole a proposito della cicogna?) Quarta, esiste una normalità e una devianza. Questo è ciò che crediamo. O almeno, che credevamo. Perché le cose, da un bel po’, complice in gran parte proprio internet, sono cambiate: e ormai non sono più chiare e univoche come ai tempi in cui la morale sessuale era stabilita e stabile, e la società tutta, in qualche modo, vi si conformava e ne traeva profitto; oggi - causa anche quella specie di democrazia fomentata dai social network e dalla televisione - ciascuno di noi la pensa a modo suo, se non su argomenti caldi come la pedofilia o l’incesto, di certo su questioni come il sadomasochismo fra adulti consenzienti (tema sdoganato dal ciclo di romanzi di E.L. James, con tutte le loro sfumature. E la domanda diventa: siamo in un momento storico di grande fermento del dibattito che ci condurrà a una più ampia e profonda (auto)coscienza sessuale, o siamo di fronte a un mutamento epocale che ci renderà solo più smarriti, disgregati e soli con noi stessi?

Sara Hejazi, antropologa che ha già pubblicato con editori di rilievo, propone uno studio dal taglio divulgativo, pur basato su una eclettica bibliografia trilingue, la cui tesi è messa in chiaro fin dalle prime pagine: “La tesi di questo volume è che l’era in cui il sesso si assumeva un carico culturale centrale e fondamentale per la società tutta, è finita, almeno in Occidente”. Il sesso, che una volta era normato culturalmente e moralmente, è oggi nient’altro che una merce come tutte, spacciato in un mercato dalla domanda abbondantissima (praticamente universale) e dall’offerta in espansione (dai giocattoli erotici ai siti per agli appuntamenti o la visione), consegnata nelle mani del singolo e spogliata di ogni valenza collettiva o perfino educativa. Non c’è dunque neanche minimamente una “fine del sesso” (come recita il titolo, volutamente provocatorio, alludendo al sesso così come lo abbiamo conosciuto prima che il capitalismo industriale e la rivoluzione digitale del terzo millennio smaterializzassero il corpo umano ponendolo al di là di uno schermo, rendendo praticamente superfluo il contatto fisico). Forse stiamo perdendo, da un lato, quelle annose discussioni sul “sesso senza amore” che ha alimentato le serate di almeno due generazioni; per guadagnare, tuttavia, la consapevolezza del legame tra il sesso e la felicità personale. La fine del sesso è un libro ben scritto che - tramite l’esame di molti argomenti diversi, dalla pornografia alla clitoridectomia, con il livello di approfondimento permesso da una pubblicazione di centoquaranta pagine - dalle idee forse discutibili, ma che proprio per questo meritano di essere discusse.



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