La finestra

Scozia, diciannovesimo secolo. La routine e la noia nella quale lei e l’anziana zia Mary, padrona di casa, vivono viene interrotta dai rumori e dalla vita che pulsa oltre la finestra del salotto. Il movimento esterno si alterna alle letture e al lavoro a maglia. Una vita affatto avventurosa ed entusiasmante per una giovane donna che ama “la poesia e la speculazione filosofica”, capace di fissare nella mente anche il più piccolo dettaglio e di vedere oltre la realtà. Una ragazza ritenuta dalla sua famiglia decisamente bizzarra. Tra le stranezze che le appartengono, l’ultima finestra della Biblioteca del college, esattamente di fronte a casa sua. Nel salotto della zia Mary, più di una volta le amiche ne avevano discusso: non era chiaro se quella fosse davvero una finestra, o piuttosto solo un’illusione ottica, un dipinto. Nonostante i dubbi, la finestra della Biblioteca diventa oggetto di curiosità e di fantasticherie, fino a ricostruire, particolare dopo particolare, giorno dopo giorno, ogni dettaglio della stanza alla quale la finestra appartiene. In occasione della festa di San Giovanni, un uomo intento a scrivere si palesa oltre la finestra. Turbata, sconcertata da un inaspettato desiderio per un uomo sconosciuto, la signorina non riesce a distogliere lo sguardo. A dispetto dei commenti delle amiche della zia nel salotto di casa e delle leggende che narrano di un uomo ammazzato per la leggerezza di una donna…

Un lungo racconto da leggere d’un fiato, una storia che rapisce e coinvolge (anche perché scritta in prima persona), tratteggiando aspetti tipici dell’animo femminile e della capacità di andare oltre il contingente. Sebbene La finestra sia ambientato in luoghi e tempi lontani (l’epoca vittoriana, con l’esaltazione dei valori dell’operosità e della sicurezza, che fa da cornice al racconto), rivive oggi in uno stile moderno e toccante, originale e accattivante. L’esperienza del sogno e del desiderio appartiene a tutti ed è precisamente questo aspetto, catturato ed espresso con stile quasi filmico per l’epoca nella quale Margaret Oliphant scrive, che avvince rendendo il lettore partecipe di un’esperienza ai limiti del soprannaturale. L’autrice, tra le scrittrici cosiddette minori nel panorama vittoriano, scrive per mantenere sé e i tre figli dopo la morte del marito ed esprime tutto il dolore sperimentato per l’impossibilità di vivere l’esperienza della relazione (non più fisica) con la dimensione spirituale, parte imprescindibile dell’esistenza umana. Zia Mary, infatti, guarda la protagonista con compassione, biasimandone la fervida fantasia, ma comprendendo fin nel profondo quella attitudine (tanto da utilizzare l’espressione “donne come noi”, diverse dalle altre). Un dono che rischia di diventare una condanna.

 


 

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