La follia dell'altrove

La follia dell'altrove
Perché Lorenzo è andato via di casa, senza dire nulla alla compagna Carla? E perché Carla, che in fondo sa di non amarlo più, è ossessionata dall’idea di rintracciarlo? Il fatto è che Lorenzo ha portato con sé un borsone giallo contenente una lettera che il padre di Carla, Leonardo, le ha spedito pochi giorni prima assieme a 50.000 euro. Il prezzo di un rimorso, agli occhi di Carla, dato che il padre l’ha abbandonata molti anni fa senza un perché. Solamente ora che sta per morire si è fatto vivo, spinto dall’urgenza di raccontarle cosa è successo alla madre che non è morta, come ha sempre creduto, in seguito a una rapina ma a causa di una violenza ben peggiore. Comincia così la ricerca di Carla aiutata dall’amico Toni, un bidello dalla laurea sfuggita a due esami dalla tesi, una quotidianità vissuta all’ombra di una madre invadente e con una sordida storia con una minorenne alle spalle. Sulle loro tracce, attraverso Udine, Parigi, Praga, l’isola di Gremsey e Atene, Francesco Marsini, un sicario assoldato dal Dottore, un funzionario della Digos corrotto, perverso e amorale, un uomo di cui avere molta paura…
Trama avvincente e scrittura accurata, questi gli ingredienti che fanno de La follia dell’altrove un esordio più che apprezzabile per gli autori David Ballaminut e Ivan Zampar. I due sono bravissimi a tenere sulla corda: ad ogni capitolo la trama si infittisce, nuovi elementi si aggiungono a rinfocolare la curiosità già alta del lettore che vuole sapere quale segreto celi la lettera. Alla curiosità per la trama in sé si aggiunge quella per i personaggi, compresi i secondari, così irrisolti, pieni di rimpianti e rimorsi per parole dette o non dette, gesti fatti o non fatti, decisioni prese o non prese. Ingabbiati in situazioni che forse non hanno scelto ma che accettano di vivere, disillusi, rabbiosi, ostili nei confronti della vita e di se stessi. Il tutto è infine narrato sapientemente, la scrittura è ben padroneggiata, libera da vezzi a volte riscontrabili negli esordienti. Anche quando si racconta il torpido che fa da sfondo alla vicenda, non si eccede e il ribrezzo provato è dato dalla lucidità con cui tutto è descritto, non da aggettivi di troppo a sporcare la narrazione. Non si direbbe nemmeno che il libro sia stato scritto a quattro mani tale è la compattezza e la coerenza della scrittura. Che bravi questi due esordienti di Udine e che brava la Voras a decidere di pubblicarli. La follia dell’altrove è un romanzo a tinte forti che gli appassionati del genere ma non solo (la sottoscritta, ad esempio, non lo è) apprezzeranno.

Leggi l'intervista a David Ballaminut e Ivan Zampar

 

 

 

 
 
 
 
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