La fonte meravigliosa

La fonte meravigliosa

1924. Il giovane Howard Roark – modi bruschi, vestiti logori, capelli spettinati e grande creatività - è stato appena espulso dalla Scuola di Architettura dell'Istituto di Tecnologia di Stanton, proprio alla vigilia della laurea. Il motivo? Si rifiuta di disegnare le ville in stile rinascimentale che i suoi professori vogliono da lui, non vuole adeguarsi al modello neoclassico, anzi propugna il ricorso a linee moderne, tecnologiche, ardite. Un po' come faceva Henry Cameron, un genio dell'Architettura moderna ora finito in disgrazia, il suo idolo. Invece Peter Keating, compagno di corso di Roark, suo amico eppure suo opposto con la sua aria perfettina, la sua furba capacità di adeguarsi al senso comune, la sua spregiudicata ambizione e la sua sudditanza nei confronti della madre, ha già deciso che dopo la laurea entrerà nello studio del professor Francon, architetto di grande successo in quel di New York, e la cosa puntualmente avviene. Mentre la carriera di Keating parte alla grande, Roark si reca nello studio di Henry Cameron e prova a convincerlo a dargli un lavoro...
La fonte meravigliosa ha una storia editoriale molto particolare: scritto da Ayn Rand – al secolo Alissa Zinovievna Rosenbaum, originaria di San Pietroburgo - nel 1943, dopo il trasferimento negli Usa dovuto ai rovesci finanziari familiari causati dalla Rivoluzione bolscevica, il manoscritto fu infatti rifiutato da ben 12 editori prima che il giovane editor della Bobbs-Merrill Archibald Ogden decidesse di pubblicarlo, rischiando il posto in caso di flop. Altro che flop: il successo fu enorme (cinque anni dopo ne fu tratto persino un film con la superstar Gary Cooper protagonista) e a tutt'oggi il libro ha venduto quasi 10 milioni di copie in tutto il mondo. Vero e proprio romanzo filosofico, quello della Rand è un inno all'individualismo creativo concepito come unica forza motrice della società umana e considerato oppresso, 'castrato' dalla tendenze collettiviste o socialiste. Ma più che di politica si parla dell'animo umano: di indipendenza, anticonformismo, capacità di rompere con le convenzioni e il quieto vivere o viceversa del bisogno di adeguarsi alla maggioranza, di seguire la corrente, di chinare il capo. Cosa che Howard Roark, il vulcanico e burbero protagonista la cui figura pare sia stata ispirata da quella di Frank Lloyd Wright, non fa mai, accettando le conseguenze delle sue azioni e lo stigma del gregge con coraggio incrollabile e determinazione feroce. Secondo l'autrice il concetto di 'massa' non solo va rifiutato, ma è ingannevole: le 'masse' non esistono, l'umanità è composta da miliardi di singoli individui/individualisti. Una pietra miliare del pensiero liberale e liberista, quindi: non stupisce che nei decenni successivi attorno al lavoro della Rand si sia creato un vero e proprio culto (con sfumature a tratti inquietanti, che possono ricordare persino quelle delle sette religiose), che potrete facilmente rintracciare sul Web. La potenza evocativa, simbolica e direi programmatica del romanzo però è (era?) forse più percepibile dal pubblico statunitense, tradizionalmente affezionato a una certa impostazione ideologica. Per noi europei La fonte meravigliosa resta soltanto (?) un buon romanzo d'altri tempi.

0
 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER