La forma del buio

La forma del buio

Roma, Galleria Borghese. All’interno della Sala di Psiche vengono trovati tre cadaveri. Sono nudi, disposti in una posa plastica: un uomo dalla stazza imponente è al centro, ai suoi lati due ragazzi abbracciano le sue gambe. Sembrano di marmo e sono legati da una grossa corda che li tiene insieme. Sono il giardiniere del museo e i suoi due figli. A terra, invece, c’è il corpo del custode, il quale ha subito un colpo che gli ha sfondato il cranio ma è miracolosamente sopravvissuto. È questa la scena che si trova davanti il commissario Enrico Mancini, richiamato urgentemente in servizio dal suo buen retiro di Polino, in Umbria, dove ha trascorso del tempo per combattere i suoi demoni. Da tempo Mancini non è più lo stesso, soprattutto da quando sua moglie Marisa non c’è più, stroncata da un male incurabile che l’ha portata via proprio quando il commissario era a Quantico, impegnato ad addestrarsi con l’FBI. C’è bisogno della sua esperienza e del suo intuito, dato che è uno dei migliori criminal profiling in circolazione. Perché quello sembra non essere un omicidio come tanti ma l’opera di un serial killer. Aiutato dalla sua squadra con cui è riuscito a fermare l’assassino seriale che ha sconvolto Roma e che si firmava come Ombra, alla quale si aggiunge Alexandra Nigro, un’esperta in arte classica, Mancini inizia le sue indagini. Proprio grazie all’ultima arrivata si scopre che l’assassino ha voluto riprodurre con i tre corpi il gruppo del Laocoonte, un’opera famosa in tutto il mondo. Nel frattempo viene trovato un altro cadavere: all’interno del bioparco giace il corpo della cantante lirica Cristina Angelini. È adagiata su uno scoglio artificiale, coricata su un fianco. Come la Sirena. E poi, il Minotauro, Scilla, Lamia, Medusa e Polifemo. A Roma uno spietato serial killer, ribattezzato “lo Scultore”, sta uccidendo delle persone trasformandole in creature mitologiche e solo Enrico Mancini potrà fermarlo, mettendo a rischio la sua stessa vita…

Dopo È così che si uccide, torna il commissario Enrico Mancini, personaggio nato dalla penna dello scrittore romano Mirko Zilahy. La forma del buio è un thriller crudo, in cui gli incubi entrano in scena diventando reali, e le ossessioni prendono corpo incarnandosi nelle azioni di uno spietato serial killer; un romanzo che affronta il tema della realtà e del suo doppio, della visione, dell’illusione e la trasformazione, come sostiene l’autore nella postfazione. Niente è come sembra nella pagine liquide, ammuffite e claustrofobiche de La forma del buio: il confine tra il bene e il male è labile e Zilahy trascina il lettore nella mente malata, disorientata e disturbata di un assassino che non uccide per vendetta, gusto o per missione, ma per eliminare il caos, per tornare alla pace, per abbattere i suoi mostri, i suoi demoni, e stabilire finalmente l’ordine. Così, nelle strade di una Roma che viene descritta attraverso i suoi monumenti, le ville, i parchi, i labirintici sotterranei (la Galleria Borghese, la Casina delle Civette di Villa Torlonia, lo zoo, il vecchio Luneur, i sotterranei delle Terme di Diocleziano, il parco dell’Aniene) lo Scultore compie la sua opera, seminando morte, dolore e sangue; trasfigurando, trasformando, forgiando i suoi incubi, le sue paure; dando forma al proprio buio. Sulle sue tracce, il miglior profiler in circolazione: Enrico Mancini. Uomo problematico, combatte anch’egli con i propri fantasmi, i sensi di colpa, che lo attanagliano e lo annichiliscono. Ma proprio questa indagine gli darà la forza di ripartire, di guardarsi dentro e dare ordine alla propria esistenza. La scrittura di Zilahy è dinamica, adrenalinica, raffinata, icastica, ricca di citazioni, minuziosa nelle descrizioni degli ambienti e della psicologia dei suoi personaggi; una scrittura che porta il lettore alla riflessione, al timore nei confronti dei luoghi quotidiani, familiari, conosciuti. E bui, ovviamente.



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